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La Calabria torna arancione dal 12 aprile, ma non per merito di Nino Spirlì

di Daniele Santi #Calabria

Dopo avere firmato l’ordinanza che istituiva la Calabria rossa, fors’anche in onore ai passati trascorsi politici salviniani, Nino Spirlì era partito per Roma insinuando sui social che andava a contrattare il ritorno della Calabria all’apertura. Ecco, sembra giusto sottolineare, che Nino Spirlì, nonostante le sue mansioni di presidente facente funzioni della Calabria, non ha alcun potere sui contagi né tantomeno sulla diffusione del virus. I contagi sono calati, l’Rti pure, e come da parametri, la Calabria torna arancione.

Non è che Spirlì ci sia particolarmente antipatico, al contrario l’uomo, in quanto politico, presenta anche tratti degni di nota alcuni dei quali francamente esilaranti, ma in questo paese dove tutti si assumono meriti che non hanno, e le responsabilità sono sempre di qualcun altro, è bene ricordare che nemmeno a parole coi virus si scherza.
Né col numero dei contagi.

“A Roma per chiedere di riaprire…”, era uno slogan. Scritto anche di fretta. E con il solito linguaggio ad orologeria che è caratteristica leghista: aveva parlato di “incarcerati”, di adulti che non possono uscire, assumendosi una seria responsabilità: non si è carcerati.

Siamo tutti vittime di una pandemia. E di una politica irresponsabile.

 

(11 aprile 2021)

©gaiaitalia.com 2021 – diritti riservati, riproduzione vietata

 





 

 

 

 




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