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PNRR: soldi arrivati grazie al Sud, redistribuiti altrove dal Governo

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di Massimo mastruzzo
Massimo Mastruzzo

Il Movimento Equità Territoriale lo dice da sempre, senza mezzi termini: il Sud non sta ricevendo ciò che gli spetta. Non è un’opinione. È un fatto. E il fatto è sotto gli occhi di tutti: dal Sud si continua a partire. Per lavorare. Per curarsi. Per studiare. Non per scelta. Per necessità. Questo non è divario. È sottrazione di diritti. Perché se devi lasciare la tua terra per avere ciò che dovrebbe essere garantito lì, significa che l’Articolo 3 della Costituzione è violato nei fatti. Tutto il resto è racconto. Il Next Generation EU (PNRR) mette a disposizione 750 miliardi per la ripresa post-pandemia. All’Italia ne spettano 209.
Non per caso. Per condizione.
I criteri sono tre: popolazione, reddito, disoccupazione.
Se contasse solo la popolazione, l’Italia avrebbe ricevuto circa 97,5 miliardi.
Il resto arriva perché esiste il Mezzogiorno. Redditi più bassi. Disoccupazione più alta.

Senza il Sud, quei soldi non esisterebbero in quella dimensione. Questo è il punto che si evita sempre di dire: il Sud genera la quota decisiva delle risorse assegnate all’Italia. E allora la domanda è inevitabile: perché non ne riceve la quota corrispondente? La risposta non è tecnica. È politica. Perché il sistema non è costruito per riequilibrare, ma per amministrare il divario. E la responsabilità è chiara. Il PNRR è gestito, distribuito e controllato dal Governo nazionale, oggi espressione dell’attuale maggioranza. E i risultati sono evidenti:

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  • nel Mezzogiorno non c’è svolta.
  • Non c’è riequilibrio.
  • Non c’è inversione.
  • Solo continuità.

Questo significa una cosa sola: il PNRR non sta cambiando il Sud. Sta attraversandolo. Le risorse arrivano, ma non restano. I criteri valgono per ottenere i fondi, ma scompaiono quando si distribuiscono. Questo non è un errore. È il metodo.
Il Sud viene usato due volte: per giustificare le risorse in ingresso, ma non per determinarne l’uso. Un territorio abbastanza debole da essere finanziato, ma non abbastanza forte da decidere.
E intanto si continua a partire.
Ogni partenza è una sentenza: il sistema non sta correggendo il divario, lo sta riproducendo.
Non esiste uguaglianza se una parte del Paese finanzia la propria marginalità. Non esiste unità se una parte del Paese è solo strumento. Il Sud non ha bisogno di essere raccontato. Ha bisogno di essere rispettato nei numeri e nelle decisioni. E chi governa oggi risponde di ogni euro allocato e di ogni risultato mancato.
Perché il PNRR non è una narrazione. È una scelta politica.
E le scelte hanno sempre un responsabile.

 

*Direttivo Nazionale MET
Movimento Equità Territoriale

 

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(4 maggio 2026)

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