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Fitto propone di dirottare le risorse destinate al Sud dei Fondi di Coesione per l’emergenza energetica

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di Massimo Mastruzzo
Massimo Mastruzzo

Raffaele Fitto, vicepresidente esecutivo della Commissione UE e cittadino italiano, ha proposto il 27 maggio 2026 di usare i fondi di coesione destinati al Sud Italia per il caro bollette. Una proposta che ripete una prassi ormai consolidata di distrazione delle risorse meridionali, violando l’articolo 174 del Trattato UE e aggravando il divario Nord-Sud. Mentre il Mezzogiorno ha bisogno di investimenti strutturali per ridurre il suo ritardo storico, Fitto propone di trasformare i fondi di coesione in un “bancomat di emergenza” per problemi che colpiscono tutto il territorio nazionale.

La violazione dell’articolo 174 del TFUE

Questa proposta calpesta apertamente l’articolo 174 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea, che stabilisce inequivocabilmente: “Per rafforzare la sua coesione economica, sociale e territoriale, l’Unione mira a ridurre il divario tra i livelli di sviluppo delle varie regioni e il ritardo delle regioni meno favorite. Un’attenzione particolare è rivolta alle regioni svantaggiate“.
Il Sud Italia è per definizione una “regione meno favorita” che deve ricevere attenzione particolare, non essere derubata delle proprie risorse per emergenze temporanee che colpiscono tutto il territorio nazionale.
Come spiega magistralmente Piernicola Pedicini nel capitolo 4 del libro “Caino e Abele. La maledizione del Sud” (pagina 106), si tratta di una prassi consolidata: spostare le risorse destinate alle aree in ritardo di sviluppo su altri capitoli di spesa non soggetti al vincolo territoriale.

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Il meccanismo è semplice e spietato:

  1. Vincolo originario: 80% dei fondi di coesione destinato per legge al Sud;
  2. “Riprogrammazione tecnica”: le risorse vengono dirottate su voci di spesa “orizzontali” (energia, difesa, competitività);
  3. Risultato finale: il Sud perde i fondi per lo sviluppo strutturale, mentre le regioni più sviluppate ne beneficiano indirettamente.

Fitto non è il primo, né sarà l’ultimo. La cronaca degli ultimi anni è costellata di episodi analoghi.

Marzo 2026: il riarmo si paga col Sud

Sicilia: 199 milioni di euro di fondi di coesione dirottati alla difesa.
Calabria: 14,8 milioni.
Basilicata: 13,7 milioni.
Totale: 248 milioni per droni e tecnologie militari.

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La CGIL ha denunciato lo spostamento come “surrettizioso” e definito l’operazione “uno schiaffo ai cittadini del Sud che avrebbero bisogno di ben altri interventi”.

2025: lo scippo del PNRR

Secondo i criteri UE, al Mezzogiorno spetterebbe oltre il 65% delle risorse PNRR. La realtà è ben diversa:

solo 31,6% dei progetti assegnati al Sud;
pagamenti effettuati: appena il 17%;
18 miliardi scippati al Mezzogiorno.

Maggio 2026: il caro bollette come nuovo pretesto

Fitto propone di usare i fondi di coesione per il caro bollette. Il Comitato europeo delle Regioni risponde con una frase che dovrebbe essere incisa su pietra: “Indicare i fondi di coesione come un bancomat di emergenza – ancora una volta – trasforma la politica degli investimenti in una sorta di ‘aspirina politica’: sollievo temporaneo, sotto-investimenti cronici”.
Dove è il governo italiano in questa vicenda? Dovrebbe difendere le risorse del Sud, non essere il complice del loro dirottamento. L’assenza di una ferma opposizione a questa proposta di Fitto – cittadino italiano che ricopre un ruolo di potere a Bruxelles – parla chiaro.
Il “Decreto Coesione” approvato nel 2025, che Fitto aveva presentato come “importante traguardo per il Governo e segnale di cambiamento”, si rivela nella realtà una bolla di sapone: mentre si celebravano i presunti successi, si preparava il terreno per la prossima distrazione.

Le voci contrarie non mancano, ma restano isolate:

il Comitato europeo delle Regioni definisce i fondi di coesione “non un bancomat di emergenza”;
la UIL protesta: “È inaccettabile che queste risorse siano considerate un bancomat per rispondere a ogni emergenza dell’Unione”;
la Fondazione Merita richiede chiarezza sulla suddivisione dei fondi.

Rimane però il silenzio assordante dei presidenti di regione del Sud Italia e dei media che non ne parlano anche perché la prassi avviene:

  1. in commissioni tecniche senza copertura mediatica
  2. Tramite riprogrammazioni apparentemente burocratiche
  3. Con il silenzio assenso delle forze politiche che temono di perdere voti sull’emergenza

Ma il silenzio dei media non rende meno criminale l’operazione.

La posta in gioco: il futuro del Sud Italia

Ogni volta che i fondi di coesione vengono dirottati: si amplia il divario Nord-Sud invece di ridurlo; si perde tempo prezioso per investimenti strutturali; si perpetua la dipendenza del Sud dalle emergenze; si viola il diritto europeo sulla coesione territoriale.

Fitto dovrebbe difendere gli interessi del Sud Italia, invece propone sistematicamente il loro saccheggio. La sua posizione di vicepresidente esecutivo della Commissione UE con delega alla Coesione lo rende non solo responsabile, ma traditore della causa meridionale. Il governo italiano con la sua assenza di fronte a questa proposta è semplicemente complice di questo furto a danno dei cittadini del Sud Italia. Chi governa l’Italia deve difendere le risorse del Sud, non essere il corriere di Bruxelles per il loro dirottamento verso priorità estranee allo sviluppo del Mezzogiorno. L’informazione deve rompere il muro di omertà che protegge questa pratica criminale. Il furto dei fondi europei a danno del Sud non è una questione tecnica, è una questione morale e democratica.

Come reagire a questo ennesimo furto

Il governo italiano deve opporsi fermamente alla proposta di Fitto, i fondi di coesione devono restare vincolati al loro scopo originario: ridurre il divario Nord-Sud, e non usati per emergenze temporanee che colpiscono tutto il territorio nazionale. Serve trasparenza totale sulle riprogrammazioni dei fondi europei con un impegno immediato a implementare l’articolo 174 del TFUE. Non è emergenza energetica. Non è caro bollette. Non è crisi economica. È furto sistematico delle risorse del Sud Italia. Una prassi che ciclicamente si ripete, che viola l’articolo 174 del TFUE, che aggrava il divario Nord-Sud, che tradisce i principi fondamentali dell’Unione Europea. Basta comodi pretesti. I fondi di coesione restino al Sud. Punto.

 

 

(29 maggio 2026)

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