di Massimo Mastruzzo

Sulla Sila e la Presila cresce un piccolo tesoro botanico ed enogastronomico: l’anice nero di Calabria (conosciuto localmente come ananzu o aranzu). Pianta spontanea, rara e preziosa per le tradizioni locali, si trova sulle pendici a circa 1.000 metri e dà acheni neri di 2 mm dal profumo intenso di anice e vaniglia. Viene usato in dolci, liquori, biscotti e come aroma in cucina; la sua perdita sarebbe un danno culturale, gastronomico e biologico per l’intero territorio.
Negli ultimi anni però questa risorsa è minacciata da una specie alloctona introdotta lungo la SS107 per il consolidamento delle scarpate: una ginestra “aliena” (spesso identificata nel Cytisus scoparius o simili) che si è rivelata estremamente invasiva. A differenza delle ginestre autoctone, quando i suoi baccelli maturano “esplodono”, disperdendo semi a grande distanza. Il risultato è un rapido insediamento che soffoca il sottobosco, eliminando in poco tempo anice nero, rabarbaro, funghi e altre specie locali.
Perché questo è grave:
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- Perdita di biodiversità: l’ecosistema della Sila ospita specie endemiche e un equilibrio fragile che rischia l’alterazione irreversibile.
- Impatti socio-culturali: la scomparsa dell’anice nero significa perdita di prodotti e tradizioni gastronomiche locali.
- Rischio diffuso: la dispersione efficace dei semi permette all’invasione di estendersi oltre le scarpate, colonizzando vaste aree del sottobosco.
Chiediamo a tutti i cittadini di non sottovalutare il problema. La difesa dell’anice nero e dell’ecosistema silano richiede azione coordinata: istituzioni pronte, popolazione informata, associazioni attive. Solo così potremo mantenere viva una tradizione e proteggere il patrimonio naturale della Sila.
Cosa può fare la popolazione locale (come documentare)
Può fotografare e geolocalizzare: scattare foto chiare delle piante invasive e dei siti colpiti; registrare data, ora e posizione GPS (es. dal cellulare). Non intervenire da soli su larga scala: rimozioni improvvisate possono danneggiare specie protette o diffondere ulteriormente i semi. Limitarsi a raccogliere prove fotografiche e segnalare. Segnalare ufficialmente: inviare la documentazione a Carabinieri Forestali, Ente Parco Nazionale della Sila, e all’Assessorato all’Ambiente della Regione Calabria. Condividere con associazioni: inviare foto e report a Legambiente Calabria, WWF Italia e altre realtà locali che possono dare supporto tecnico e amplificare la richiesta.
COME SEGNALARE
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Testo modello per segnalazione (copia e incolla, personalizza con i dettagli)
Alla cortese attenzione di [Ente destinatario — es. Comando Carabinieri Forestali/Ente Parco Nazionale della Sila/Assessorato Ambiente Regione Calabria],
Mi chiamo [Nome Cognome], residente a [Comune]. Con la presente segnalo la presenza di una massiccia diffusione di una specie di ginestra non autoctona lungo la SS107 (tratto Sila–Crotone), in prossimità di [località o coordinate GPS]. Allego fotografie geolocalizzate e datate che mostrano l’infestazione e l’impatto sul sottobosco, con soffocamento di specie autoctone tra cui l’anice nero di Calabria (ananzu/aranzu), rabarbaro e funghi tipici.
Chiedo un intervento urgente per la verifica sul campo, la rimozione controllata delle piante invasive e l’avvio di un piano di monitoraggio e ripristino della flora autoctona. Resto a disposizione per fornire ulteriori informazioni e supporto nella documentazione in mio possesso.
Cordiali saluti,
[Nome Cognome], [Recapito telefonico], [Email], [Allegati: foto geolocalizzate, eventuali video].
La segnalazione può essere inviata ai Carabinieri Forestali contattando il comando locale o la stazione più vicina; per emergenze ambientali chiama il 1515 (numero verde Corpo Forestale/SE non sempre attivo in tutte le regioni — verificare aggiornamenti locali). All’Ente Parco Nazionale della Sila consultando il sito ufficiale del Parco per i contatti aggiornati e inviare PEC o email all’ufficio tutela habitat. Alla Regione Calabria — Assessorato Ambiente inviando segnalazione via PEC o attraverso il portale istituzionale regionale. Contattando associazioni come Legambiente Calabria (sede locale), WWF Italia (sezione regionale).
Alle istituzione si chiede un intervento urgente per la rimozione controllata delle piante invasive lungo la SS107 e nelle aree limitrofe. L’avvio di un piano di monitoraggio per valutare l’estensione dell’infestazione e la salute delle popolazioni di anice nero. Supporto al ripristino del sottobosco con specie autoctone, incluse azioni di reintroduzione e protezione per le popolazioni più minacciate. Coinvolgimento delle comunità locali in progetti di sorveglianza e cura del territorio.
*Direttivo Nazionale MET
Movimento Equità Territoriale
(31 maggio 2026)
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