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Tra il dire e il fare c’è di mezzo la disomogeneità territoriale

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di Massimo Mastruzzo
Massimo Mastruzzo

Prima ancora di chiedere qualcosa alle famiglie di Bocchigliero bisognerebbe forse riconoscere quello che stanno già facendo: restare. Restare in un piccolo comune montano della provincia di Cosenza. Continuare a viverci, lavorarci, crescervi dei figli e mandarli alla scuola del paese. Continuare, insomma, a fare esattamente ciò che da anni istituzioni, programmi contro lo spopolamento e politiche per le aree interne sostengono di voler incoraggiare. Eppure proprio la scuola è diventata il motivo che ha portato genitori e cittadini di Bocchigliero a scendere in strada per un sit-in pacifico.

Le famiglie denunciano da tempo difficoltà che riguardano il servizio scolastico e il rapporto con l’istituzione: la mancata attivazione del tempo pieno a 40 ore nonostante la richiesta espressa dai genitori, carenze nelle dotazioni tecnologiche della primaria, apparecchiature che secondo le loro testimonianze non sarebbero utilizzabili dagli alunni e difficoltà nell’ottenere un confronto soddisfacente sulle questioni sollevate. Sono denunce. Ed è importante chiamarle con il loro nome, perché stabilire oggi responsabilità che gli atti non hanno ancora consentito di accertare sarebbe sbagliato.
Ma sarebbe altrettanto sbagliato utilizzare questa prudenza come ragione per non fare domande.

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È da qui che è cominciato il lavoro del Movimento Equità Territoriale, che attraverso il proprio referente locale, il dottor Luigi Vincenzo, ha partecipato alla mobilitazione e ha deciso di sostenere le istanze dei genitori. Non per individuare preventivamente un colpevole, ma per cercare ciò che in casi come questo dovrebbe permettere di distinguere le impressioni dai fatti: i documenti. Una delle questioni principali riguarda il tempo pieno.

La primaria Bocchigliero-Centro, codice CSEE84807G, risulta organizzata nell’anno scolastico 2026/2027 secondo il modello delle 24 ore. Le famiglie sostengono invece di avere espresso la volontà di avere le 40 ore. Ma tra la richiesta dei genitori e l’assegnazione dell’organico esiste una catena di decisioni amministrative che deve essere ricostruita. La domanda, quindi, non può fermarsi a “perché Bocchigliero non ha il tempo pieno?”.

Bisogna sapere se la richiesta delle famiglie sia stata tradotta dalla scuola in una formale richiesta agli uffici competenti. Bisogna sapere quale organico sia stato richiesto, quale sia stato assegnato e, nel caso in cui le 40 ore siano state richieste ma non autorizzate, conoscere chi abbia assunto quella decisione e sulla base di quale motivazione.

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La questione diventa ancora più rilevante perché non stiamo parlando di una scuola collocata in un territorio qualsiasi. Bocchigliero è un comune montano. E il legislatore ha previsto strumenti specifici per evitare che l’applicazione meccanica dei normali parametri numerici produca effetti particolarmente penalizzanti proprio nelle piccole scuole dei territori montani. L’articolo 10-bis del decreto-legge 123 del 2023, successivamente modificato, consente agli Uffici scolastici regionali, ricorrendone le condizioni e nell’ambito delle dotazioni organiche disponibili, di derogare ai numeri minimi ordinariamente previsti per la formazione delle classi anche nelle scuole situate nei comuni montani. La legge 12 settembre 2025, n. 131, dedicata alla montagna, ha ulteriormente inserito la scuola dentro una politica che dovrebbe contrastare le conseguenze dello svantaggio territoriale. Questo non significa, ed è bene dirlo con chiarezza, che essere una scuola di montagna attribuisca automaticamente il diritto al tempo pieno o a qualsiasi organico richiesto.
Significa però che gli strumenti esistono.

E allora diventa legittimo chiedere: quali di questi strumenti sono stati valutati per Bocchigliero? Quali deroghe sono state utilizzate? Quali erano possibili? Quali risorse sono state richieste e quali concesse? Il MET ha deciso di trasformare queste domande in una richiesta formale. Il 2 ottobre 2026 è stata presentata un’istanza di accesso civico generalizzato all’Ufficio V – Ambito Territoriale di Cosenza dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Calabria. L’istanza è stata acquisita dall’Amministrazione con protocollo AOOUSPCS n. 14871 del 5 ottobre 2026, con data di arrivo certificata al 2 ottobre. È stato chiesto di mettere a disposizione gli atti relativi agli anni scolastici 2025/2026 e 2026/2027: numero degli alunni, classi e pluriclassi richieste e autorizzate, organico richiesto dalla scuola e organico assegnato, modello orario, eventuali deroghe ai parametri del DPR 81/2009 e relative motivazioni. E soprattutto è stato chiesto di sapere se per Bocchigliero sia stato formalmente richiesto il tempo pieno a 40 ore e, qualora lo sia stato, quale decisione sia stata assunta e perché. Ma durante il lavoro sulla scuola di Bocchigliero è emerso anche un secondo capitolo.

L’Istituto Omnicomprensivo Longobucco-Bocchigliero è beneficiario del progetto PNRR Scuola 4.0 – Next Generation Classroom denominato “L’AMBIENTE INCLUSIVO FA LA DIFFERENZA”, per un importo di 101.400,52 euro. Non sono 101 mila euro destinati alla sola primaria di Bocchigliero. Il finanziamento riguarda l’Istituto nel suo complesso e sostenere il contrario sarebbe scorretto. La domanda è un’altra. Che cosa è stato acquistato con quelle risorse e che cosa è arrivato effettivamente alla primaria di Bocchigliero? È la ragione per cui, sempre il 2 ottobre, è partita una seconda istanza di accesso civico generalizzato, questa volta indirizzata direttamente all’Istituto Omnicomprensivo. Sono stati richiesti il progetto, gli ambienti individuati per la trasformazione, i capitolati e gli acquisti, i documenti di consegna, i collaudi, gli inventari e soprattutto gli atti che consentano di ricostruire la destinazione delle apparecchiature nei singoli plessi. La richiesta è molto semplice da riassumere: 101.400,52 euro finanziati. Cosa è stato comprato? Cosa è stato consegnato? Cosa è stato inventariato? Dove è stato collocato? E cosa è arrivato a Bocchigliero? Anche qui non esiste una sentenza già scritta. Se i documenti dimostreranno che determinate apparecchiature non erano destinate alla primaria di Bocchigliero, ne prenderemo atto.
Se risulteranno assegnate ad altri plessi, sapremo dove sono andate.

Se invece dovessero risultare assegnate, consegnate, inventariate o installate proprio nella primaria di Bocchigliero, sarà necessario confrontare gli atti con quanto segnalato dalle famiglie e capire quale sia la situazione effettiva. È precisamente questa la differenza tra una denuncia e un’inchiesta: non decidere prima quale debba essere la risposta. Ma pretendere che una risposta ci sia. Ed è questo, in fondo, che chiedono i genitori di Bocchigliero. Non un privilegio. Risposte. Il tempo pieno richiesto dalle famiglie è stato formalmente richiesto agli uffici competenti? Se sì, che cosa è stato deciso e perché? Quale organico è stato richiesto e quale è stato assegnato? Quali deroghe previste per le scuole dei territori montani sono state valutate o applicate? Quali apparecchiature sono state acquistate con il progetto Scuola 4.0? Quali sono state destinate alla primaria? Dove si trovano e quali sono oggi effettivamente utilizzabili dagli alunni? Domande alle quali non è necessario rispondere con una polemica. Bastano gli atti. Ed è difficile non vedere dietro questa piccola vicenda calabrese una questione molto più grande.

Da anni discutiamo di spopolamento, aree interne, denatalità e abbandono dei piccoli comuni. Elaboriamo strategie, approviamo leggi, stanziamo risorse e ripetiamo che quei territori devono tornare attrattivi. Poi incontriamo delle famiglie che hanno fatto una scelta ancora più radicale di qualsiasi programma pubblico: sono rimaste. Vivono a Bocchigliero. Vi crescono i propri figli. Li mandano nella scuola del paese. E quando ritengono che quella scuola non offra loro ciò che dovrebbe, invece di andarsene decidono di organizzarsi, chiedere spiegazioni e manifestare pacificamente. Su una delle magliette indossate durante il sit-in dal referente locale del MET, Luigi Vincenzo, compare una frase: “SE NON ALLA PARI, MEGLIO SOLI”.
Forse è proprio la parola pari quella sulla quale vale la pena soffermarsi.

Perché equità territoriale non significa garantire a tutti servizi identici ignorando le differenze dei territori. Significa fare in modo che quelle differenze non diventino una condanna a minori opportunità. Il sit-in è terminato. La mobilitazione dei genitori no. E nemmeno l’impegno del Movimento Equità Territoriale al loro fianco. Il MET continuerà a seguire le due istanze già presentate, analizzerà gli atti che verranno consegnati e, se le risposte saranno incomplete o non arriveranno, valuterà gli ulteriori strumenti previsti dall’ordinamento per ottenerle. Non per costruire un processo contro qualcuno. Ma perché cittadini che pongono domande legittime alle istituzioni meritano risposte altrettanto precise. E prima ancora di chiedere alle famiglie di Bocchigliero di resistere allo spopolamento, bisognerebbe forse riconoscere il valore della resistenza che stanno già dimostrando.

Non si può chiedere alle persone di restare e contemporaneamente rendere più difficile crescere lì i propri figli. Una scuola non è un servizio accessorio di un paese di montagna. È una delle condizioni perché quel paese possa continuare ad avere un futuro. A Bocchigliero nessuno sta chiedendo che un bambino abbia qualcosa in più perché vive in montagna. Sta chiedendo che non abbia qualcosa in meno per la stessa ragione.

 

 

(9 ottobre 2026)

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