di Massimo Mastruzzo*
Trovare un lavoro, trovarlo vicino casa.
Nel Sud Italia un concetto che non viene nemmeno preso in considerazione. Un terno al lotto, che con l’autonomia differenziata diverrĂ praticamente impossibile.
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Un ossimoro che però è alla base dello sviluppo socio-economico di qualsiasi territorio. La costruzione di una famiglia, base indispensabile per le fondamenta di un tessuto sociale non può prescindere dal binomio lavoro/lavoro vicino casa, se manca uno delle due condizioni il risultato finale sarà un tessuto sociale sfilacciato. Situazione che purtroppo è fortemente presente nel sud Italia.
L’autonomia differenziata è invece il tentativo di rafforzare il tessuto sociale delle regioni giĂ economicamente piĂą avvantaggiate a danno del resto del Paese.
Si, perchĂ© il fine ultimo è rendere legge il criterio della spesa storica (spesa storica significa che i fabbisogni continueranno ad essere stabiliti principalmente sulla base del “tanto avevi speso tanto ti do”) che sommato al criterio della trattenuta nella regione del 90% della fiscalitĂ prodotta (su dati assoluti, un’altra anomalia che andrebbe analizzata), con il quale si vanno a finanziarie 23 materie (dalla scuola all’ambiente per finire ai beni culturali e alla giustizia di pace, passando addirittura per la finanza pubblica e il sistema tributario), vuol dire semplicemente che regioni come la Lombardia, il Veneto e l’Emilia Romagna, avranno scuole eccellenti potendo legiferare sull’argomento in autonomia e magari anche contrattualizzare i propri docenti in maniera autonoma e non con le regole dei contratti collettivi nazionali. Docenti, ma anche tutto il resto della forza lavoro del settore scolastico pubblico, che ad oggi rappresentano una delle poche realtĂ lavorative che, a fronte di grandi sacrifici, può ancora offrire la speranza di fare, attraverso un legittimo trasferimento, quel terno al lotto del lavoro vicino alla propria famiglia, e che giĂ oggi sta contribuedo di fatto al rallentamento del percorso di desertificazione umana giĂ in atto in diverse aree del Sud Italia.
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L’Autonomia Differenziata senza aver prima, come imprescindibile azione preliminare, definito i LEP rende carta straccia la nostra costituzione, basti pensare a come diverrebbe praticamente inutile uno dei suoi principi fondamentali presente nell’art. 3 comma 2.
Vediamo perchĂ©: i LEP sono i Livelli Essenziali delle Prestazioni, soldi, che lo stato dovrebbe destinare nella stessa quota di spesa pubblica pro capite in tutte le regioni d’Italia.
Significa che per ogni cittadino ci dovrebbe essere una quota X che viene destinata dalla ripartizione della spesa pubblica, e questa X dovrebbe essere uguale per tutti, in ogni parte d’Italia. Ovvero i LEP dovrebbero stabilire quanto ogni cittadino italiano da Reggio Calabria a Sondrio dovrebbe avere se la legge entrasse in vigore Ma i livelli essenziali delle prestazioni non sono mai stati attuati. Il Motivo? I dati sulla ricerca della redistribuzione della spesa storica furono scioccanti. così tanto scioccanti che se vai in due comuni italiani che hanno lo stesso nome e lo stesso numero di abitanti, come ad esempio Reggio Emilia e Reggio Calabria, dato appunto che i LEP non ci sono, e i fabbisogni continuano ad essere stabiliti principalmente sulla base della spesa storica: “tanto avevi speso tanto ti do” , sembra di trovarti in due nazioni diverse, addirittura in epoche diverse:
- A Reggio Emilia, che offre piĂą servizi, viene riconosciuto un fabbisogno standard di 139 milioni;
- a Reggio Calabria, che di servizi ne ha molti meno, 104 milioni: 35 milioni di euro in meno, pur avendo quasi 10 mila abitanti in piĂą.
- Un neonato di Reggio Calabria ha diritto a 570 euro di spesa pubblica pro capite;
- un neonato di Reggio Emilia a 700.
Blocco dell’autonomia differenziata e definizione piĂą attuazione dei LEP, sono i punti principali dell’azione politica del Movimento per l’EquitĂ Territoriale.
*Segreteria nazionale M24A-ET
Movimento per l’EquitĂ Territoriale
(11 agosto 2022)
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