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Il Telegraph sbaglia. Ma il problema non nasce a Londra

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di Massimo Mastruzzo
Massimo Mastruzzo

La polemica scoppiata attorno al titolo del Telegraph che definiva Villa Valguarnera di Bagheria, scelta come sede delle nozze di Dua Lipa, un “covo della mafia siciliana” ha suscitato indignazione istituzionale e culturale. La testata britannica è stata costretta a correggere il titolo, sostituendo l’espressione con “ex covo”. Eppure il caso merita una riflessione più ampia. La domanda da porsi non è soltanto perché un giornale straniero abbia ritenuto accettabile una simile definizione. La domanda più scomoda è un’altra: da dove nasce l’idea che la Sicilia possa essere raccontata prima di tutto attraverso la mafia?La risposta non si trova soltanto all’estero. Si trova anche nella storia culturale italiana.

Per decenni il Mezzogiorno è stato descritto attraverso categorie semplificate e spesso caricaturali: arretratezza, clientelismo, criminalità, fatalismo. Una narrazione che ha attraversato la politica, il dibattito pubblico, parte della produzione televisiva e perfino il linguaggio quotidiano. In molte occasioni il Sud è stato rappresentato non come una realtà complessa, ma come una sorta di “eccezione” permanente rispetto al resto del Paese.
Quando questi schemi vengono ripetuti per generazioni, finiscono per diventare senso comune. E quando il senso comune incontra l’industria culturale globale, gli stereotipi si trasformano in immaginario internazionale.

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Anche Hollywood ha avuto un ruolo importante in questo processo. I grandi film di mafia hanno costruito opere artisticamente straordinarie, ma hanno anche fissato nell’immaginario mondiale un’associazione quasi automatica tra Sicilia e criminalità organizzata. Per milioni di persone che non hanno mai visitato l’Italia, il primo contatto con la cultura italiana non è arrivato attraverso la letteratura, l’arte, la scienza o la storia del Mediterraneo, ma attraverso boss mafiosi, famiglie criminali e codici d’onore romanzati. Questo linguaggio è diventato così potente da essere assorbito perfino dai prodotti destinati all’infanzia. Nei cartoni animati e nei film d’animazione il mafioso italo-americano è diventato una figura immediatamente riconoscibile: accento marcato, gestualità enfatizzata, tono minaccioso ma comico. È una scorciatoia narrativa che permette allo spettatore di identificare subito il ruolo del personaggio.

Il problema è che, nel passaggio dalla finzione alla percezione collettiva, la distinzione tra stereotipo cinematografico e realtà scompare. Così il mafioso italo-americano finisce per rappresentare l’italiano, e l’italiano finisce spesso per rappresentare il siciliano. Si crea un circolo vizioso. L’Italia esporta un’immagine semplificata del Sud; l’industria culturale internazionale la amplifica; la stampa straniera la assorbe e la riproduce; infine gli stessi italiani si indignano nel vedere restituito dall’esterno uno stereotipo che per decenni è stato tollerato o alimentato all’interno.

Il caso del Telegraph mostra proprio questo meccanismo. Non è soltanto un errore giornalistico. È il sintomo di un immaginario consolidato nel quale la Sicilia continua a essere percepita principalmente attraverso la lente della mafia. Un’immagine che ignora il patrimonio artistico, architettonico, scientifico e culturale di una delle regioni più influenti del Mediterraneo. Riconoscere il carattere distorsivo di questi stereotipi non significa negare il peso storico che la mafia ha avuto in Sicilia. Significa, al contrario, rifiutare che una realtà complessa e plurale venga ridotta esclusivamente a quel fenomeno.
Ma il problema degli stereotipi non riguarda soltanto il modo in cui un territorio viene percepito. Riguarda anche il modo in cui quel territorio viene trattato. C’è poi un aspetto che merita di essere evidenziato. Le istituzioni che giustamente si sono indignate per il titolo del Telegraph dovrebbero mostrare la stessa sensibilità anche nei confronti delle discriminazioni territoriali che, da decenni, interessano i cittadini siciliani e più in generale quelli del Mezzogiorno.
Perché i pregiudizi non producono soltanto danni simbolici. Quando si consolidano nel tempo, possono contribuire a legittimare disuguaglianze concrete. Quando un territorio viene percepito come strutturalmente arretrato o incapace di sviluppo, diventa più facile accettare come inevitabili ritardi infrastrutturali e squilibri negli investimenti pubblici.

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Basti pensare alle difficoltà croniche della mobilità in Sicilia, alle carenze infrastrutturali del sistema ferroviario e autostradale, alle opportunità di lavoro che, ieri come oggi, spingono migliaia di giovani a lasciare la propria terra per cercare occupazione nel Nord Italia o all’estero. E si potrebbe continuare con il tempo pieno scolastico garantito in misura inferiore rispetto ad altre aree del Paese, con le condizioni dell’edilizia scolastica, con l’accesso ai servizi sanitari e con molti altri indicatori che fotografano un persistente divario territoriale.
In questo senso, il caso del Telegraph dovrebbe essere letto anche come un’occasione per interrogarsi sulle responsabilità interne.

Non basta respingere gli stereotipi quando arrivano dall’estero se poi si accetta che milioni di cittadini continuino a vivere condizioni che sembrano smentire il principio di uguaglianza sancito dall’articolo 3 della Costituzione. Perché il contrasto ai pregiudizi passa certamente dal linguaggio e dalla rappresentazione, ma anche dalla capacità di garantire pari diritti e pari opportunità a tutti i territori della Repubblica.
La questione, quindi, non riguarda soltanto il modo in cui il mondo guarda la Sicilia. Riguarda anche il modo in cui l’Italia ha raccontato se stessa. Perché i pregiudizi più resistenti non sono necessariamente quelli inventati dagli altri. Sono quelli che una società tollera al proprio interno e che finiscono per riflettersi non soltanto nelle parole, ma anche nelle opportunità, nei diritti e nell’effettiva uguaglianza dei suoi cittadini.

 

*Direttivo Nazionale MET
Movimento Equità Territoriale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 




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