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Santelli e De Luca: la “diva” demodé e il guerriero che ti chiama “fratacchione”

di Giovanna Di Rosa #Politica twitter@gaiaitaliacom #Lopinione

 

In quello che è diventato il bellissimo, a nostro avviso, appuntamento domenicale di Fabio Fazio che ha trasformato Che Tempo Che Fa in una trasmissione di pura informazione giornalistica sui fatti, senza commenti, senza numeri, senza pietismi e senza strizzare l’occhio a nessun segretario di partito, con la destra neosovranista lombarda che sdegnosamente arroccata rifiuta gli inviti, è stato il turno il 3 maggio scorso del doppio appuntamento con la presidente della Calabria Santelli e il presidente della Campania De Luca.

Ciò che è saltato all’occhio è la differenza di stile, politico; è ovvio che non ci si riferisce a come i due, in modo completamente diverso, si approcciano al pubblico. Santelli usa il birignao di una diva anni ’50 già demodé negli anni ’40, De Luca il piglio da maschiaccio che la provenienza gli impone e non solo quella. Ma le differenze non stanno solo lì: De Luca che tiene chiusa la Campania ricordando che la densità di popolazione della regione in caso di errori porterebbe a un’ecatombe e, pur chiudendola, fornisce di mascherine tutta la regione e Santelli – in pieno scontro con il ministro Boccia – che invece le mascherine non ce le ha e le chiede al Governo, perché se da una parte si millantano autonomia e decisionismo, dall’altra si invoca l’aiuto del potente. E’ un pessimo segno alla destra muscolare e decisionista che invoca il faccio quello che mi pare per contrastare il governo centrale. Pessimo segno.

Ci sono inquietudini che però vanno sottolineate ancora. E partono dall’apertura irresponsabile di Santelli che viene addirittura sconfessata dai medici, compresi quelli che compongono il suo staff, con i Sindaci del territorio che nonostante le sue ordinanze decidono di fare il contrario e tengono chiuso il territorio, smentiscono l’immagine rassicurante della signora Governatrice che con toni impostati e nulla da dire che si limita praticamente ad annuire a ciò che dice De Luca dando la forte sensazione che in fondo l’apertura a rischio della Calabria le sia stata imposta per scopi di scontro politico da chi nella sua maggioranza comanda sul serio. E non ci sembra essere lei, nonostante i suoi proclami dicano “In Calabria decido io“.

Poi c’è la faccia scolpita nel granito di De Luca che non è certo esente da errori, essendo umano, ma che racconta con chiarezza quali sono i rischi, perché si corrono e quali sono le peculiarità del territorio che governa sottolineando che è da Torino che in mattinata (4 maggio, ndr) arriveranno due treni a lunga percorrenza pieni di cittadini che ritornano alle loro città d’origine per riprendere le loro attività dopo la quarantena. Una potenziale bomba ad orologeria.

 

(4 maggio 2020)

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