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Il Santone Jovanotti e “Non voglio cambiare pianeta”… Gli pagherei il viaggio di sola andata

di E.T. #TvRadio twitter@gaiaitaliacom #Ambiente

 

Ecco così il Santone Ambientalista Jovanotti trasformato in ciclista che pedala biascicando banalità ad uso di Rai Play. Dopo il fragore del tour ambientalista naufragato, nei suoi intenti, su un post rancoroso ed adolescenziale del fanciullino troppo cresciuto dove dai social Jovanotti accusava chi usa i social per accusare nel suo spericolato ed ardire comporre frasi spericolate ed ardite, il musicista che accostava in versi indimenticabili l’assassino Che Guevara e Madre Teresa definendoli “un’unica grande chiesa”, con più incoscienza che coraggio, scopre il Cile e l’Argentina. Definisce il Cile, nel teaser dell’inutile trasmissione, “il Far west”. E potremmo chiuderla qui.

Ma è troppo divertente per chiuderla qui.

Un Jovanotti dal viso scarnificato e cotto dal sole, ci ricorda che anche da bambino la bicicletta gli dava un senso di scoperta del mondo o qualcosa di simile, come se ci interessasse sapeva cosa aveva in testa da bambino visto che non deve essere cambiato granché. Riesce ad auto-riprendersi con webcam o telefonino o macchina da presa portatile che sia mentre a braccia alzate grida in quello che deve supporre essere un deserto, mentre con alle spalle la catena delle Ande ci spiega che l’acqua che sta là sotto è un lago… Tanta conoscenza tutta insieme ci fa piangere di gioia.

Quarant’anni di Piero Angela buttati al vento. Povera Rai.

Poi il jovanottone ci dà la buonanotte dalla sua tenda e per fortuna non ci racconta dove la fa. Non che morissimo dalla voglia di saperlo. Si prepara un altro giorno del suo “Non voglio cambiare pianeta”.

Così dopo avere confermato con le sue canzoncine da grande pubbliche gravide di banalità ottimamente concepite così da sembrare aforismi di ineguagliabile profondità, l’ex dj che eri proprio come la sua moto – voleva forse dire che t’ingroppava? non l’abbiamo mai capito, poveri ignoranti che siamo – ecco l’ultracinquantenne adolescente che va alla scoperta di due nazioni del Sud America che chiama Far West perché l’uomo è senza limiti, e ce le fa scoprire dal punto di vista jovanottiano, come se non avessero storia, morti, dittature, sangue versato, storie politiche raccapriccianti – assai più del pensiero cherubiano, quasi fosse possibile – riducendole a terre nobilitate dalla augusta bicicletta il cui sellino ha la fortuna di ospitare le nobili chiappe del cantante che si sente anche un po’ Santone e che è anche un po’ Ambientalista e Tuttologo.

Eccolo lì, novello Fausto Coppi della mutua, che aggiunge le “s” ad ogni parola per parlare spagnolo, come fanno molti degli italiani che presumono di parlare castigliano, alle prese non con le epiche scalate, ma con le precipitose discese, atte a consacrarlo come divo eterno; perché la sua missione, del Jonavotti-Fausto Coppi de noantri è esserci e dire qualsiasi cosa affinché il mondo, di cui lui si sente l’ombelico, non lo dimentichi.

Una patologia divistica un tantinello qualunquista sul cui trono sfreccia [sic] l’uomo che sa abbastanza di quel che dice da nascondere il suo sapere pochissimo di tutto ciò che fa finta di sapere, che pedala a venti chilometri all’ora si gli va bene col viso disfatto dal sole, e poi ce la viene a raccontare a noi poveracci da piccolo schermo e schermo da smartphone. “E’ fantastico!”.

“Non voglio cambiare pianeta”, ed è un peccato Sig. Cherubini, è un successone. Ed era impossibile che non lo fosse.

 

(4 maggio 2020)

©gaiaitalia.com 2020 – diritti riservati, riproduzione vietata

 

 

 




 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 




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