La Filosofia del Filantropo #milapersiste

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di Mila Mercadante #MilaPersiste twitter@gaiaitaliacom #filantropia

 

L’acronimo ONG viene spesso associato automaticamente al salvataggio di migranti in mare anche se il campo d’azione delle associazioni non governative è vastissimo. ONG e filantropia vanno a braccetto e si sa che i filantropi sono i migliori gestori della povertà e delle storture che il sistema capitalistico genera. Le ONG non sono cattive, spesso svolgono compiti encomiabili. Nello stesso tempo salvaguardano gli interessi del capitalismo globale delle imprese. Quest’ultimo attraverso la diffusione capillare di fondazioni senza scopo di lucro è riuscito a far sì che l’umanità confondesse il concetto di giustizia sociale con la difesa dei diritti umani. E’ l’essenza stessa del sistema che determina la percezione dei fenomeni, governandone l’uso politico. I diritti umani sono importantissimi, proprio per questo vengono sfruttati per addomesticare rivolte, rivendicazioni e radicalizzazioni. La giustizia sociale non può esistere se non si tiene conto della divisione della società in classi, quindi l’idea stessa di socialismo è incompatibile con la cultura e i metodi di intervento che si sono sviluppati con le ONG. Ogni ONG ha il proprio settore di interesse: povertà, sanità, istruzione, razzismo, parità di genere, emigrazioni eccetera vengono separati gli uni dagli altri, privatizzati e trattati secondo gli schemi linguistici dell’identitarismo e del multiculturalismo. Il filantropo sa bene che l’ostacolo più efficace da opporre al cambiamento politico, sociale e culturale non è la violenza istituzionale, non sono le cariche delle polizie sui manifestanti, non sono i divieti: è il linguaggio. Il linguaggio non limita solo la forma, modifica e limita soprattutto i contenuti.

Se le ONG non sono nate con lo scopo di combattere il capitalismo, molte di esse non sono neanche nate per servirlo, eppure è proprio questo che è avvenuto. Espandendosi e ricevendo finanziamenti dai governi, dalle multinazionali e da Fondazioni molto potenti hanno firmato la loro condanna a lavorare affinché nulla cambi. A questo genere di osservazioni spesso si risponde con una domanda “E quale sarebbe l’alternativa?”, a conferma del fatto che la nostra percezione è alterata: non solo lo stato delle cose è predefinito ma è anche normale e immutabile, o meglio può mutare solo un po’ e solo se coincide con la sfera del plurale e delle sue regole. Non essendovi nessuna rivoluzione imminente, tanto vale ringraziare l’attivismo salariato delle ONG, le quali in un tempo in cui la domanda di lavoro supera abbondantemente l’offerta, costituiscono anche un’opportunità per moltissimi giovani mossi da sincero spirito umanitario, ideologicamente confusi dalla tensione narrativa che li accompagna sin dall’infanzia.

Per finire, un riferimento all’attualità mi sembra pertinente. In questo periodo si parla molto di Gino Strada e di Emergency. Tutti ricordiamo che un paio di anni fa Cecilia Strada rinunciò alla carica di Presidente e al suo posto si insediò Rossella Miccio. Quel passaggio di nomine fu presentato come un “normale avvicendamento interno” mentre in realtà era il risultato di malumori e dissidi che duravano da anni. La causa? I finanziamenti provenienti dal governo italiano, dall’unione europea, da Eni e da Impregilo. Anche un bambino capisce che per quanto si possa essere animati dalle migliori intenzioni, con certi sostenitori le cose cambiano: chi finanzia indirizza ed esercita una forma di controllo. La gestione dell’emergenza covid in Calabria – regione che meriterebbe attenzioni e provvedimenti molto diversi da quelli che le vengono riservati – verrà affidata a Gino Strada, la cui esperienza è fuori discussione.  La scelta del governo fa passare due messaggi. Il primo conferma che siamo in guerra: Strada lavora da sempre nei territori di guerra, dunque è in linea col mantra. Il secondo messaggio forte e chiaro è che non sono le politiche coloniali, le riforme strutturali o le politiche imprenditoriali a danneggiare i cittadini bensì le mafie locali e l’incompetenza.

 

(19 novembre 2020)

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