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Il fantamercato della politica e gli accordi tra i partiti che lasciano fuori il Sud

di Massimo Mastruzzo*

Totalmente assente dalle agende dei vari partiti che si stanno alleando per schierarsi sulla griglia di partenza, le istanze riguardanti milioni di cittadini del Mezzogiorno d’Italia. Istanze invece presenti quasi esclusivamente nel programma del Movimento per l’Equità Territoriale. Programma presentato e proposto per accordi elettorali a diverse forze politiche che al momento fanno spallucce adducendo di dover chiudere la partita elettorale (?) prima di potersi occupare della Questione Meridionale.

Ma noi del Movimento per l’Equità Territoriale, chi siamo ?

Siamo quelli che in modo sminuitivo veniamo definiti meridionalisti, ma che allo stato delle nostre battaglie siamo nati come Movimento per l’Equità Territoriale al fine di porsi al fianco di tutti i “Luigi Delle Bicocche”, di quella parte di cittadini italiani che vivono una condizione di tale disomogeneità territoriale da meritarsi, secondo i criteri UE, la quota più alta dei fondi del Next Generation EU, e se questo significa essere definiti meridionalisti, allora lo siamo.

Siamo quelli che ci siamo battuti fin dalla prima ora contro l’autonomia differenziata, pietra tombale su ogni speranza di ripresa per il Sud Italia.

Siamo quelli che, letteralmente sul lato opposto del pensiero salviniano, ritengono che il dramma per il Sud non sia rappresentato dall’ immigrazione, quanto dell’emigrazione che ha portato diverse aree del Mezzogiorno al concreto rischio di desertificazione umana e industriale.

Siamo quelli che sanno che le infrastrutture, in modo particolare quelle dei trasporti, sono un elemento determinante per la crescita economica di aree in ritardo di sviluppo. La  realizzazione di queste infrastrutture diventa quindi imprescindibile per l’emancipazione socio economica di un territorio e, ad esempio, in Calabria osserviamo però come ci siano delle evidenti discordanze istituzionalmente avallate:

Il sistema portuale di Gioia Tauro, ad esempio, ha all’interno del suo perimetro (area portuale) un sistema efficiente con evidenti potenzialità di crescita; al contempo l’area esterna è totalmente inadeguata rispetto all’efficienza e alle potenzialità dell’area portuale.

E per questo riteniamo fondamentale e inderogabile che finalmente i cittadini della Calabria così come il resto del Mezzogiorno, abbiano le stesse opportunità di servizi, infrastrutture e sviluppo che sono già presenti altrove. Coscienti peraltro che con l’interdipendenza economica i benefici sarebbero reciproci ovvero si estenderebbero all’intero Paese.

Siamo quindi l’unica realtà che al momento rappresenta realmente la voce e le istanze di un territorio, il Mezzogiorno d’Italia, sud dell’Europa (in grado di portare alle urne elettori altrimenti astensionisti), che rischia, ad oggi, di rimanere fuori dalla tornata elettorale del 25 settembre.

Ma per meritarsi di essere presi in considerazione, cosa abbiamo già fatto? Il Movimento per l’Equità Territoriale, grazie alle concrete azioni che ha intrapreso, ha prodotto importanti risultati: portare all’attenzione nazionale il tema dell’iniquità dell’azione del Governo nei confronti del Mezzogiorno d’Italia.

Già a luglio 2020, dopo l’accordo in sede europea, il Movimento aveva posto all’attenzione nazionale che la quota attribuita all’Italia dal programma europeo Next Generation EU (più di un quarto di quanto stanziato dall’Unione per l’intero continente) era maturata in ragione del ritardo di sviluppo socio-economico in cui versa il Mezzogiorno d’Italia (alto livello di disoccupazione – il triplo rispetto alle regioni del Centro-Nord – e basso livello di reddito pro-capite – la metà rispetto alle regioni del Centro-Nord) e che la riduzione di quegli squilibri fosse tra le priorità orizzontali dello strumento per la ripresa economica istituito dalla Commissione Europea.

Veniano prodotte due mozioni parlamentari (una della Camera ed una del Senato) che impegnavano il Governo (l’allora Governo Conte 2) a tener conto dei parametri utilizzati dalla Commissione Europea per la ripartizione dei fondi tra gli Stati membri (oltre a quello della popolazione, il tasso di disoccupazione medio degli ultimi 5 anni e il livello del reddito pro capite) e, soprattutto, del fine dello strumento stesso del Next Generation EU: la diminuzione degli squilibri territoriali.

Nell’aprile 2021 veniva presentata una Lettera alla Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, in cui si chiedeva all’esecutivo di vigilare sull’operato del governo italiano che, già dalle dichiarazioni ufficiali dei suoi ministri, non corrispondeva agli obiettivi prioritari indicati nel regolamento sul dispositivo per la ripresa e la resilienza: il contrasto alle diseguaglianze di genere, generazionali e territoriali;

Nel luglio 2021 veniva presentata e discussa in Commissione Petizioni del Parlamento Europeo una petizione sostenuta con raccolta firme dal Movimento per l’Equità Territoriale, dall’Osservatorio sul Piano di Rilancio e Mezzogiorno e dalla Rete dei Sindaci Recovery Sud, in cui si chiedeva di modificare il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ridefinendo complessivamente la destinazione delle risorse europee, in modo da aderire agli obiettivi del regolamento sul dispositivo per la ripresa e la resilienza, e di rendere esplicito il ruolo del Sud nella ripresa e nello sviluppo del Paese;

A dicembre 2021 veniva depositata presso la Cancelleria della Corte di Cassazione una proposta di legge di iniziativa popolare per l’abolizione del Comma 3 dell’art. 116 della Costituzione Italiana con cui si intende abolire tutti i tentativi di Autonomia Differenziata che causeranno ulteriori squilibri tra le Regioni italiane e, soprattutto, l’accrescersi del divario socio-economico tra Centro-Nord e Mezzogiorno (isole comprese).

Il prossimo passo consisterà nella raccolta delle firme necessarie a presentare la proposta di legge in Parlamento.

Sappiamo infine che anche rispetto dell’ambiente è un tema che non può e non deve essere più trascurato nelle scelte politiche attuali, e nel rispetto delle future generazioni, per questo il Movimento per l’Equità Territoriale sposa perfettamente le recenti modifiche apportate alla Costituzione relative al rispetto dell’ambiente, il quale rientra ora fra principi fondamentali del nostro Ordinamento (Art 9 ed Art 41 della Costituzione).

*Segreteria nazionale M24A-ET
Movimento per l’Equità Territoriale

 

(4 agosto 2022)

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