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Il Diritto Negato: ricordo di Giulio Regeni




di Luca Venneri* (*portavoce nazionale R.I.A.) #GiulioRegeni

 

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Francesca Dendena, storica presidentessa delle vittime di piazza Fontana, una volta disse a un giudice: “Ho fatto 1200 km perché credo nella giustizia e voglio che giustizia sia fatta. Un giorno vorrei qualcuno da poter perdonare”. Vorrei qualcuno da poter perdonare.
Questa frase irrompe limpida nei cuori delle persone. Ferisce e strazia. Ci fa comprendere in modi inediti il dolore. Un dolore che forse non riusciamo nemmeno a immaginare fino in fondo.

Il tema è quello della verità. Il diritto di conoscere il carnefice, conoscere i fatti, permetterci di ricostruire circostanze che hanno spezzato delle vite. Tutti noi, quasi distrattamente, siamo abituati a quelle scritte a sfondo giallo, scritte in nero. Scritte che chiedono VERITA’ PER GIUGLIO REGENI. La verità per Giulio, oggi, non c’è. Non c’è nessun diritto, pochi fatti e nessuna ricostruzione certa. Non si conosce chi poter perdonare. È tremendamente difficile pensare che oggi ricorre un’ora, un momento, un istante in cui una persona, Giulio, ha smesso di esistere nel modo in cui i suoi cari l’hanno sempre conosciuto.

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Erano le 19.41 e tutto da quel momento non è più stato come prima.

Da quel giorno di 5 anni fa abbiamo assistito a un fitto reticolato di bugie, occultamenti, misteri e insabbiamenti che negano il diritto del perdono a tutte le persone che l’hanno conosciuto ma, anche, a tutti quelli che si sono affezionati a lui in questi anni. Il 27 gennaio ricorre la Giornata della Memoria, un giorno in cui ci prendiamo tempo e spazio per ricordare le vittime della Shoah. Ricordare e avere memoria delle vittime è un gesto. Un gesto potente che eleva il ricordo e lo fa diventare memoria collettiva, cultura.

Oggi, ci prendiamo il tempo e lo spazio per Giulio perché in mancanza di verità, in mancanza di giustizia dovremmo essere tutti impegnati in questo gesto sensibile e altruistico di trasformare il ricordo di Giulio in memoria collettiva. Noi, come cittadini, come Stato, come Repubblica dobbiamo almeno questo a Giulio. Alla sua famiglia. A chi lo ha amato.

 

(25 gennaio 2021)

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