In un paio di occasioni la cerimonia di apertura dei Giochi del Mediterraneo è stata funestata, per la maggioranza di Governo, da fischi e contestazioni non appena pronunciato il nome di Giorgia Meloni dallo speaker dello stadio Iacovone di Taranto versus una vera e propria ovazione per il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. I telecronisti di Rai2, Arianna Secondini, vicedirettrice di Rai Sport, e il direttore Daytime Angelo Mellone, si sono guardati bene dal sottolineare la reazione del pubblico, ammesso che se ne siano accorti preda come erano di una conduzione logorroica, prolissa, didascalica e utile solo alla dirigenza Rai.
Erano ventimila le persone che hanno a lungo applaudito Sergio Mattarella – la cerimonia d’apertura si teneva nel nuovo complesso sportivo a pochi passi dall’ex Ilva – che nelle ore precedenti l’inaugurazione aveva ricevuto sei capi di Stato e tre di Governo al Castello Aragonese, accolto dal sindaco Piero Bitetti. Mattarella ha poi dichiarato aperti i Giochi a un giorno da un intervento in cui aveva definito il Mediterraneo un ponte “tra Oriente e Occidente, tra Nord e Sud” diretto anche a chi avesse orecchie, oltre a capacità d’indignarsi per le proprie incapacità a governare un mondo sempre più complesso che non si governa a suon di slogan.
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Meloni ha reagito con apparente aplomb alla contestazione: “Capisco il dissenso a Taranto”, ha detto, per poi svirgolare sulla questione dell’ex-Ilva che ha definito “una questione complessa che si trascina da decenni”, non prendendo nemmeno in considerazione l’idea malsana di potere essere contestata per il suo lavoro da presidente del Consiglio a capo di una maggioranza che ha promesso tutto e non ha fatto niente se non continuare a promettere e dare la colpa all’opposizione e all’UE. Ha comunque assicurato che la questione tarantina è “tra i principali dossier al centro dell’attenzione del governo”.
Nel frattempo continuano a parlare di Ceuta e di migranti. Sarà questa “l’attenzione del governo”? Il disappunto di Meloni ai fischi, era apparso evidente dalla telecronaca vista l’espressione della premier, e dal linguaggio del corpo del presidente La Russa che aveva smesso di applaudire.
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(22 agosto 2026)
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