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Matteo Salvini arriva in aula a Catania “curioso di sentire cosa dirà Giuseppe Conte” e senza tappeto rosso. Che inospitali…

di Daniele Santi #Sicilia twitter@gaiaitaliacom #NoRazzismo

 

Codazzo di giornalisti, microfono, televisioni, telecamere, mancavano il tappeto rosso e “God Save the King” e avremmo avuto la passerella perfetta. Matteo Salvini fa il suo ingresso da star nella giornata in cui non va al processo da imputato (o meglio ci va, ma è un dettaglio) “”Sono sereno, tranquillo e orgoglioso” come solo le vere star sanno essere e con l’attesa di “Adesso da Giuseppe Conte mi aspetto che dica la verità”.

Oggi erano stati sentiti anche l’altro indimenticabile ministro di quel governo, Danilo Toninelli, insieme alla ministra Elisabetta Trenta le dichiarazioni dei quali pare abbiano fatto gongolare di soddisfazione l’ex ministro dell’Interno che ora aspetta con ansia, e come non averla, le dichiarazioni che Giuseppe Conte renderà a Palazzo Chigi il prossimo 28 gennaio.

I giornalisti al seguito della grande star non hanno avuto il permesso di entrare nell’aula bunker di Bicocca, perché Toninelli e Trenta non hanno dato il consenso al loro ingresso, mentre Salvini e i suoi legali avevano detto sì. Perché uno show è uno show. E vale per tutti. Non solo per Salvini. Toninelli ripete come una litania i suoi “non ricordo” quando su Facebook scriveva “Non abbiamo obbligo di sbarco” e tutta una politichina di compromessi, poltronifici ed amnesie sulla pelle della gente che stava sulle navi senza permesso di sbarco ritorna come un incubo ricorrente che va molto al di là dell’insopportabile Salvini che si ritiene invulnerabile.

L’ex ministra Trenta, scrive Repubblica, “ha confermato che la linea di chiedere prima i ricollocamenti era effettivamente condivisa dal governo “seppure con diverse sensibilità” e ha sottolineato che, per sua parte, è sempre stata attenta a garantire il rispetto dei diritti umani dei migranti durante la loro permanenza a bordo”. Poi Toninelli si regala un’altra figuraccia: “Quello che sta avvenendo nell’aula è che l’uomo forte che a parole si vanta di aver difeso i confini italiani sta tentando di scaricare su di me le responsabilità, affermando che l’assegnazione del porto sicuro non spettava al Ministero dell’Interno ma a quello dei Trasporti. Ma la legge parla chiaro: il ministero dei Trasporti è responsabile del soccorso in mare, il Viminale dello sbarco a terra dei migranti”.

La tragedia postuma di un governo ridicolo basato su incompetenza e protervia va in scena a Catania, ma in realtà – ancora una volta – il palcoscenico è la pelle dei poveracci che su quelle navi quasi ci sono morti.

 

(12 dicembre 2020)

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