“Non si tratta di essere di destra o di sinistra: la piazza oceanica di oggi, a Roma, dimostra che l’Italia è ostaggio di una destra reazionaria, illiberale e antieuropea, che non rappresenta più il Paese reale in tema di diritti e libertà civili”, così la nota stampa del presidente di Gaynet, Rosario Coco.
“Oggi dal nostro carro a Roma lanciamo la campagna “Orgoglio libera tutt3”, perché il Pride, in tutta Europa, è ormai un evento di tutte le persone che rifiutano quel potere che decide sui corpi, le identità e le relazioni” continua la nota. “Siamo in piazza per rivendicare piena uguaglianza, in un Paese ultimo in Europa sui temi LGBT+, dove le aggressioni si susseguono senza sosta, come dimostra Pavia. Siamo in piazza con tutta quella cittadinanza che rifiuta modelli di vita e di famiglia imposti dall’alto. Siamo in piazza per la libertà educativa e di informazione, contro l’ondata di propaganda e fake news intrise d’odio che veri e propri gruppi parafascisti stanno riversando nei nostri confronti, con metodi ai limiti dello squadrismo: un esempio per tutti le liste degli insegnanti che promuoverebbero il cosiddetto “gender” nelle scuole, una vera e propria caccia alle streghe contro chi cerca di fare quello che l’OMS raccomanda con precise linee guida da oltre 10 anni, l’educazione sessuale e affettiva. Il vergognoso valzer della Regione Lazio, con la questione del patrocinio, è frutto di questa propaganda che, dal 2016 ha associato le coppie omosessuali al tema della GPA, inerente in 9 casi su 10 a coppie eterosessuali: è bene ricordare che le coppie dello stesso sesso sono le uniche a recarsi in Paesi dove esiste una regolamentazione della GPA solidale e che l’unico modo per tutelare davvero le donne dei Paesi più poveri è quello di legalizzare il modello solidaristico. Il proibizionismo è solo ipocrisia sul corpo delle donne che certa politica dice di voler difendere ottenendo il risultato opposto. Il Governo pensi piuttosto a tutelare bambine e bambini già nate con il riconoscimento alla nascita e la trascrizione dei certificati, a ritirare la vergognosa proposta di legge contro le persone migranti lgbt+, a rivedere la lista dei Paesi considerati sicuri per il rimpatrio. Dalle piazze dei Pride si percepisce un vento forte e chiaro: provare a fermarlo significa semplicemente calpestare i diritti umani”.
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(10 giugno 2023)
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