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Un investimento che può danneggiare le casse dello Stato? Il Ponte sullo Stretto

di Massimo Mastruzzo*

L’Alta Velocità ferroviaria ha registrato, in termini di costo, il più colossale investimento pubblico dai tempi di Traiano. Non una spesa minore, una fra tante, ma la maggior spesa assoluta fatta in una sola parte del territorio italiano seppur pagata da ogni singolo cittadino italiano, anche da quelli che vivono nei territori dove ci si muove ancora come agli inizi del novecento.

Alta Velocità, ma non solo, il paradigma degli investimenti pubblici nel nord Italia pagati da tutti, va dal Mose, all’Expo, fino alla nuova diga foranea del porto di Genova voluta per raggiungere fondali tali da poter far attraccare le navi “post-panamax” che attualmente, in Italia, possono ormeggiare in sicurezza solo al Porto di Gioia Tauro.

A Genova quindi il progetto più complesso e imponente per il potenziamento della portualità italiana che costerà complessivamente circa 1,35 miliardi di euro.  Questo nonostante in tutto il mondo siano pochi i porti in grado di accogliere i giganti del mare e l’Italia ha la fortuna di avere a Gioia Tauro un porto attrezzato, sicuro e ubicato vicino alle principali rotte navali mediterranee.

Un miliardo di euro speso a Gioia Tauro piuttosto che a Genova, consentirebbe di completare quegli interventi che farebbero diventare questo porto il principale hub europeo.

E siamo al dibattito economico Ponte si, Ponte no, con il paradosso che l’eventuale investimento per la sua realizzazione potrebbe, niente di meno, mettere a rischio la tenuta stessa delle casse dello Stato, di quello stesso Stato che ogni anno spende soldi in opere pubbliche al Centro-Nord fino a 4 volte superiori di quelli spesi al Sud, opere pubbliche nel Centro-Nord che non è che abbiano portato chissà quali benefici a quei cittadini siciliani, calabresi, pugliesi, lucani o campani, al massimo a loro viene offerta la sempre verde emigrazione, senza che al contempo venga presa in considerazione l’opportunità economica per tutta l’Italia che arriverebbe dall’interdipendenza economica, a seguito degli investimenti per la realizzazione del Ponte sullo Stretto, e dagli interventi che farebbero diventare quello di Gioia Tauro il principale hub europeo.

Ad avvalorare questa tesi v’è uno studio, curato da Srm (Intesa San Paolo) in collaborazione con Prometeia su “L’interdipendenza economica e produttiva tra il Mezzogiorno e il Nord d’Italia – Un Paese più unito di quanto sembri –” che mostra come le principali filiere produttive nazionali siano tra loro territorialmente interrelate e come il Mezzogiorno generi spesso spillover di attività per il resto del Paese oltre a contribuire in valore alla forza competitiva dei nostri prodotti all’estero. Ad esempio il “ribaltamento” per ogni 100 euro di investimenti è diverso nelle due direzioni:

  • Se investiti nel Mezzogiorno produco un ritorno (ribaltamento) verso il centro nord del 40,9% (40,9 euro);
  • Se l’investimento avviene nel Centro-Nord il ritorno verso mezzogiorno vale il 4,7% (4,7 euro).


*Direttivo nazionale MET

Movimento Equità Territoriale

 

 

(10 giugno 2023)

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