di G.G. #Covid19 twitter@gaiaitaliacom #LaProvocazione
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Non è che siamo al “un morto è una tragedia e un milione di morti sono statistica” di staliniana memoria, no? E nemmeno chiediamo di avere un minimo di pudore. Ma questa ipocrisia sul natale, francamente, non si può sentire. Sono milleottocentosette i morti in due giorni, in numeri si scrive 1807 e significa che in due giorni sono morti tutti gli abitanti del paesucolo dove vivono i miei anziani genitori, più 300 persone e un po’. Però la curva dei contagi [sic] tende verso il basso…
In quattro giorni i morti sono stati tanti quanto quattro attentati alle Torri Gemelle (cito, con dispiacere, Marco Travaglio a Otto e Mezzo): vi chiedo di immaginare milleottocentosette bare uno a fianco all’altra su una strada deserta e poi di percorrere a piedi quella strada, per vedere l’effetto che fa.
E in parlamento è il via allo squallore del balletto sovranista con Babbo natale e la Befana a gridare come ossessi come gridavano per la riapertura delle discoteche. E poi s’è visto com’è andata.
Pasquale Colucci a Taranto, “Art in Music”: il colore che diventa suono
Il saggista, scrittore e giornalista Riccardo Riccardi, per molti anni firma autorevole de "La Gazzetta del Mezzogiorno", presenta... →
Una classe politica vergognosa che si nasconde dietro l’ipocrisia di una festa ipocrita, gridata pùuiù che festeggiata, da gente che della propria famiglia d’origine si ricorda il 24 dicembre al pomeriggio e si dimentica il 26 dicembre in tarda mattinata, fregandosene fino al natale successivo, quando sarà ancora una volta imprescindibile la cena famigliare.
C’è da vergognarsi anche solo a pensare di essere parte di una simile ciurma di populisti impazziti e ingovernabili.
(4 dicembre 2020)
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