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Messina. Per il fratello del boss mafioso funerale pubblico in strada e chi se ne frega dei divieti…

Cateno De Luca, Sindaco di Messina, in un’indimenticabile immagine goliardica

di Redazione #Messina twitter@gaiaitaliacom #Sicilia

 

Corteo pubblico con auto, persone a piedi, moto in occasione del funerale del fratello del boss nella città in cui proclami sindacali da giorni inondano i social annunciando “controlli a tappeto”. Secondo il Sindaco De Luca (foto), che minaccia querele a chi dovesse accostarlo alla mafia, “non si è trattato di un funerale ma dello spostamento della salma”. Con auto, moto e un centinaio di persone, scrive Repubblica.

Non sono dello stesso parere i rappresentanti politici locale, con il Sindaco sulle barricate e il presidente della Commissione Regionale Antimafia Claudio Fava che si chiede come mentre “in Italia non si celebrano pubblicamente funerali né matrimoni (…) a Messina in cento abbiano accompagnato al cimitero il feretro del fratello di un capomafia?”. Denuncia infatti Fava che dietro la “bara di Rosario Sparacio, fratello del boss Luigi, sabato pomeriggio c’erano auto, moto, amici” e si chiede come mai “dal sindaco Cateno De Luca sempre pronto a rumoreggiare con la fascia tricolore  al petto stavolta è venuto solo il silenzio.”

Anche la questura, continua Repubblica, ha avviato degli accertamenti. Secondo testimoni oculari infatti si è trattato effettivamente di un corteo con diverse auto e moto al seguito e ritrovo davanti al cimitero comunale.

Anche il M5S, con i suoi componenti della Commissione Antimafia, si fa sentire: “Decine di persone a Messina hanno preso parte al corteo funebre per la morte di Rosario Sparacio, fratello del boss pentito Luigi Sparacio. Come dimostrano le immagini riportate dalla stampa, nonostante sia vietato celebrare funerali a causa dell’emergenza coronavirus, a queste persone è stato addirittura permesso di accompagnare a piedi il feretro”.

Ma per il Sindaco tutto Bibbia, petto nudo e Pinocchio di legno, le cose non sono andate così. prendiamo ancora una volta in prestito la dichiarazione da Repubblica.

Se invece di strumentalizzare i fatti per attaccarmi si fossero accertati i fatti [sic], avrebbero scoperto che venerdì scorso, nel primo pomeriggio, il sig. Sparacio Rosario, già gravemente malato, è deceduto all’interno della propria abitazione. Constatato il decesso, trascorse le canoniche 24 ore di osservazione, nel pomeriggio di sabato 11 aprile il feretro è stato trasportato dall’abitazione sita in via del Santo fino al Camposanto in via Catania dove è stato deposto in attesa della tumulazione. Non si è trattato né di un corteo funebre né di una celebrazione religiosa, che sono peraltro vietati dalle disposizioni del DPCM come ribadite dallo stesso Arcivescovo di Messina che, da oltre un mese, ha vietato la celebrazione dei funerali. Dunque, quanto in modo becero è definito ‘corteo funebre con oltre cento persone’ non è altro che un mero trasporto della salma per poche centinaia di metri, al quale si sono uniti, in modo estemporaneo, alcuni familiari del defunto, in numero non superiore alla trentina. Sulla partecipazione al trasporto del feretro da parte dei parenti e dei soggetti che sono ripresi nelle fotografie diffuse dalla stampa sta già indagando la Questura, alla quale competono in via esclusiva questo genere di attività e sulle quali mi corre l’obbligo di osservare il massimo riserbo, ragione per la quale fino ad ora non avevo inteso entrare nel merito della questione”.

Ma se il DPCM, ci chiediamo noi, proibisce gli assembramenti, non è forse definibile come “assembramento” quel “alcuni famigliari del defunto, massimo una trentina”, che si sarebbero unite al feretro in “modo estemporaneo”?

 

(14 aprile 2020)

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