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Fu Matteo Salvini, che ora se la prende con Lamorgese, a nominare Michele Di Bari plaudendo al suo essere “contro” Riace

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di Giancarlo Grassi, #politica

Il Matteo Salvini che da ieri se la prende con Lamorgese insieme a Meloni, per la questione del caporalato a Foggia – a proposito, qualcuno se la ricorda la storia del sindaco leghista di Foggia, comune sciolto per mafia, poi dimissionario? – gridando incongruenze contro Lamorgese nella vicenda che vede coinvolta la moglie del prefetto Michele Di Bari capo del Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione del Viminale (dimissionatosi immediatamente dopo la restrizione della moglie ai domiciliari), è lo stesso Matteo Salvini che era Ministro dell’Interno nel 2019 quando nominò lo stesso Michele Di Bari nel maggio di quell’anno al ruolo che ricopriva fino a ieri, dopo che Di Bari si era guadagnato il plauso del leader leghista perché da prefetto di Reggio Calabria (2016-2019) aveva avviato di sua iniziativa ispezioni sul cosiddetto “sistema Riace”.

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Dunque Lamorgese non c’entra nulla e ancora una volta la Lega grida più forte che può per coprire cose che non gli fa comodo che vengano ricordate. Non è stata la ministra Lamorgese a nominare Di Bari, ma Matteo Salvini. La questione, è bene ricordarlo, non aggiunge nulla di rilevante alla posizione della moglie di Di Bari, ma molto dice sui metodi della destra sovranista di dare la colpa a chi non ce l’ha per nascondere i propri errori.

Va detto altresì che tanto Salvini quanto Lamorgese non potevano immaginare nel 2019 ciò che sarebbe esploso ieri, anche se è difficile immaginare che al Viminale nessuno fosse al corrente della questione caporalato esplosa, guarda caso, quando si è stati certi che a pretendere il pizzo erano stranieri, gambiani nel caso specifico. E’ molto difficile credere che le aziende che operano dentro quel sistema non ne fossero al corrente.

 

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(11 dicembre 2021)

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