di Giancarlo Grassi, #politica
Per non perdere l’abitudine, direttamente da Atrejus, mai nome fu più brutalizzato nel suo significato originale, Meloni e Salvini reagiscono all’orribile notizia dei casi di caporalato a Foggia, questione che non dovrebbe proprio essere sconosciuta alla politica, puntando il dito contro la ministra Lamorgese. Perché?
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Perché la moglie di un dirigente del Viminale, che si è immediatamente dimesso, è socia di una delle ditte coinvolte nell’inchiesta. Cosa fanno i sovranisti urlatori? Chiedono spiegazioni a Lamorgese, attuale inquilino del Viminale luogo che fa gola tanto a Meloni, quanto a Salvini che con quel posto lì c’ha un conto aperto.
Sono 16 le persone coinvolte nell’inchiesta della procura di Foggia e dei carabinieri contro il caporalato che ha portato in carcere due persone, tre ai domiciliari e undici hanno avuto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria con l’accusa per tutti di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro.
L’operazione ha portato anche alla moglie del prefetto Michele Di Bari, 62 anni dal 2019 capo del Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione del Viminale (chi era ministro dell’Interno nel 2019?) che si è immediatamente dimesso mentre la moglie si trova ai domiciliari.
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Cosa hanno fatto quindi FdI e la Lega? Hanno chiesto alla ministra Lamorgese, che nel 2019 al Viminale non c’era, c’era Salvini almeno fino al 5 settembre, data in cui è stato pregato di togliersi da lì, dopo un’operazione suicida diretta dal Papeete, da dove chiedeva pieni poteri e perse la poltrona.
I “caporali” erano alcuni cittadini gambiani, scrive il Corriere , che costringevano i braccianti, spesso africani come loro, a versare loro una tangente di 5 euro al giorno ciascuno.
(10 dicembre 2021)
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