Quelli che hanno votato “No” al referendum per la riduzione dei parlamentari e ora vogliono il “Sì” a una riforma peggiore

di Giancarlo Grassi #IovotoNO twitter@gaiaitaliacom #Referendum2020

 

Trovo curioso, ma così spaventosamente italiano, e nel senso peggiore del termine, che tutti coloro che da un giorno all’altro decisero di affondare le riforme di Matteo Renzi nel 2016, oggi abbiano deciso per il “Sì” come se la raffazzonata trovata che fa bene solo a Di Maio e all’anima più nera del M5S, Travaglio incluso, fosse la risoluzione di tutti i problemi.

Umana compassione ci impedisce di infierire sulle dichiarazioni di Zingaretti riguardo a possibili, futuribili e forse mai messe in cantiere riforme che verranno messe in campo solo dopo la vittoria del “Sì” al referendum. Perché siamo nati per cascarci. L’unica ragione che hanno cercato di venderci per votare “Sì” al referendum è che “la democrazia costa troppo” come se la democrazia avesse un prezzo, un costo e non fosse il maggior bene possibile.

Nel 2016 scrivevamo

Il popolo italiano ha detto “No” alla riforma costituzionale, così che i vari personaggi che la riforma voleva salutare rimarrano con le flaccide natiche sulle poltrone senatoriali ed enti inutili come il CNEL rimarranno in vita. Chi ha votato “No” fra cinque minuti ricomincerà a lamentarsi dei costi della politica, dei politicanti, dei tanti che stanno lì senza fare nulla e sarà così occupato a lamentarsi degli altri da non avere il tempo di pensare che ha perso un’occasione per cambiare le cose. E’ strano questo paese: l’accozzaglia del “No” si guadagna il 60% dei consensi referendari suddivisi tra un numero di partiti e partitini che vanno dalla Lega a Casapound, da Forza Nuova a Sinistra Italiana, da Meloni a Forza Italia, passando per il partito dei nobili decaduti di Monti, per arrivare alla dalemiana corrente degli svergognati che si definiscono “sinistra Pd” (…) Renzi parla di festa della democrazia e di cittadini che si sono riavvicinati alle “regole del gioco”. E consegna il giochino nelle mani del fronte del “No”, che ora dovrà trovare la quadra per andare avanti e fare la Legge elettorale. Tutto questo dopo che Renzi sarà salito al Quirinale per dimettersi…

Pochi mesi dopo scrivevamo che M5S e Lega sarebbero andati al governo insieme nel caso di vittoria del movimento illiberale di Casaleggio alle elezioni. Fummo coperti di insulti. Ma non ci sbagliammo. Noterete dallo stralcio del nostro articolo che tutti coloro che spingono per il “Sì” oggi ai tempi del referendum proposto da Renzi – che aveva pesi e contrappesi, modifiche ai regolamenti parlamentari certi, necessari aggiustamenti costituzionali – hanno votato “No”. Che cosa è cambiato da allora? Nulla.

La classe politica si è vieppiù imbarbarita e i messaggi sono sempre più semplici e i grandi leader [sic] delle destre estreme hanno assaporato il potere assoluto sui loro candidati. Quello si vuole? Dare alle segreterie dei partiti potere assoluto su chi candidare e come, e consegnare il Sud a chi fa politica per malaffare venendo a mancare la necessaria rappresentanza?
E’ tempo di tornare alla politica politicata e pensionare il vecchiume della politica- che rappresenta l’80% dei parlamentari messi lì nel 1994 e che da lì non sono più usciti, facendo il meno possibile e pesando sulle vostre tasche (per ora vendervi che sulla politica bisogna risparmiare).

Non cascateci.

 

(13 settembre 2020)

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