Quando Sergio Zavoli parlava con i Brigatisti della “Disumanizzazione delle vittime”… Non è che oggi siano cambiati i metodi

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di Daniele Santi #Maiconsalvini twitter@gaiaitaliacom #Cultura

 

Non mi sono mai piaciuti i coccodrilli, ovvero le celebrazioni giornalistiche post-mortem e non amo particolarmente i ricordatòri piagnucolisti sulle figure che se ne vanno, per quanto importanti. Mi vanto di avere interiorizzato la questione della morte come la naturale evoluzione della vita, in un altro stato, all’interno di un processo nel quale tutto muore e rinasce e guardo a ciò che le persone hanno fatto in vita, non a ciò che chi è loro sopravvissuto dice in televisione o al bar. Perché dei morti si parla sempre troppo. E troppo e a sproposito della morte altrui.

Sergio Zavoli, nella sua lunghissima e brillante carriera, aveva partorito – tra gli altri capolavori – quel programma straordinario che fu “La Notte della Repubblica” all’interno del quale mise sotto un riflettore i Brigatisti Rossi che avevano messo a ferro e fuco l’Italia ed ammazzato, nel modo che sappiamo, l’allora leader della DC Aldo Moro. Se scorrete le immagini del programma, che Rai Play mette a disposizione ed è veramente un programma di altro livello rispetto al becerume insultante dal quale siamo sommersi oggi e che hanno il coraggio di chiamare informazione, vi imbatterete in più momenti nei quali gli ex-Brigatisti parlano della disumanizzazione dell’obbiettivo da colpire in nome di quella che era la lotta politica del momento.

Una frase molto importante e perfetta per comprendere la strategia delle ultra-destre italiane contemporanee sostenute da questo popolino fanatico, incosciente ignorante del fatto che esistano cause ed effetti e che ad ogni azione corrisponde una reazione, che veicolano l’odio verso migranti e diversi disumanizzandoli in nome di un obbiettivo politico lavandosi mani e coscienze perché poi a compiere le opere di pestaggio e segregazione non ci pensa una struttura organizzata e fuorilegge, ma cittadini fanatici che cadono vittime della trappola della disumanizzazione in nome dell’odio e, ad esempio, pestano un africano in spiaggia “perché tu sei negro e qui non ci puoi stare”.

Le azioni sono diverse, ma hanno la stessa potenza destabilizzatrice. Diverse le armi: prima le pistole, oggi la violenta propaganda verbale, ma uguali i risultati. Un paese vittima di se stesso che distrugge la convivenza civile. A testimonianza che il grande giornalismo parla sempre al futuro, mentre chi lo commenta si rivolge al passato, ma solo a quello che ha vissuto nella sua testa.

 

(6 agosto 2020)

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