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La sindrome da accerchiamento delle destre meloniane e il dito puntato contro Lamorgese

di Giancarlo Grassi

Dato che nelle destre senza una proposta sensata tutto fa brodo e tutto chiama voti, nell’ultima settimana di campagna tutto sarà concesso. L’ultima della Generalissima Meloni è creare un po’ di tensione sussurando alle orecchie dei soliti noti di complotti non meglio identificati perché c’è chi la contesta ai comizi.

Meloni, che come tutti coloro che stanno convintamente dove politicamente sta lei, ritiene di vivere da sola e di essere l’unica portatrice di idee [sic]; la sua genetica politica mal sopporta di essere interrotta (vedasi interviste televisive), di avere contraddittori o di essere contestata. E quando chi è egoriferito confonde le idee con le persone, dimentica che da sempre ai comizi ci sono contestazioni.

Ma lei deve montarci su un caso che non esiste, perché le destre montano sempre casi dove non ci sono salvo parlare d’altro quando i casi ci sono, vedi la storia della Sindaca del latinense scomparsa dalle cronache meloniane, e da Caserta chiede di capire perché “nelle nostre manifestazioni c’è sempre un gruppo di contestatori che viene fatto entrare in piazza nella speranza che ci sia qualche problema” e qui la Generalissima sbaglia di nuovo quando si rivolge a Lamorgese come a chiederle spiegazioni. In ogni piazza entrano contestatori perché anche questa è democrazia, ed è l’Ungheria che impedisce le contestazioni di piazza non l’Italia. A meno che Meloni non abbia altre idee sulla democrazia che vogliano vietare le contestazioni. Ma quando si va su sull’argomento del pensiero unico la Generalissima diventa incazzereccia.

 

(19 settembre 2022)

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