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Crisi Ucraina, la stupidità europea e la saggezza di Aldo Moro

di Daniele Quarta*

La Russia di Putin invade militarmente l’Ucraina, il presidente ucraino Zelens’kyj istituisce il coprifuoco e invoca la chiamata generale alle armi invitando la popolazione ad armarsi e difendere il proprio paese. L’Occidente guidato dagli USA, dichiara il non intervento militare, ma attua sanzioni economiche alla Russia. L’Unione Europea segue a ruota la politica americana e adotta anch’essa sanzioni economico finanziarie. Putin risponde con contro sanzioni di portata grave nei confronti soprattutto dell’Europa.

È il copione scontato, quanto prevedibile, di una tragicommedia che ci riporta alle guerre di posizionamento territoriale del ‘800 ‘900, per la quale pagheranno un durissimo prezzo di lacrime e sangue le popolazioni civili dell’Ucraina, in termini di vite umane e le società dell’Europa in termini di una profonda crisi economico-sociale. Ancor più grave, è che il quadro del conflitto richiede un intervento immediato di inversione altrimenti sarà difficile evitare una prevedibile escalation  tanto drammatica quanto planetaria.

Si poteva evitare? Assolutamente sì e grazie ad una attenta diplomazia che in questa triste vicenda invece è risultata la grande assente, per dolo da parte degli USA e  per ignoranza ed incapacità di visone da parte dell’EU.

Ma vediamo quali sono le posizione dei principali attori di questa drammatica contesa.

Dopo la caduta del Muro di Berlino ed il disgregamento del patto di Varsavia, e con esso la stessa geografia politica dell’ex Unione Sovietica, molti regioni ad ovest della Russia si autodeterminano stati indipendenti ed altre che già lo sono, entrano nell’ Unione Europea e quindi nel patto atlantico della Nato. È il caso di Paesi come Polonia, Lettonia, Estonia, Lituania, Slovacchia, Ungheria, Romania, Bulgaria e Turchia. A differenza di Lettonia ed Estonia, direttamente confinanti con la Russia, tutti gli altri stati sono separati dal confine del Paese di Putin, da stati “cuscinetto” quali Bielorussia, Ucraina e Georgia. Secondo la visione geopolitica della Russia, questa è la linea “Maginot”, questi stati “cuscinetto” non possono entrare nella Nato, pena compromettere irrimediabilmente la credibilità strategico politica ed economica della stessa Russia. Ci piaccia o no, questa eredità della guerra fredda è di fatto ancora una realtà e non tenerne conto è miope oltre che stupido.

D’altro canto l’Ucraina, rivendicando la propria indipendenza come volontà più che legittima del suo popolo, non può disconoscere la sua appartenenza di fatto ad un’area geopolitica che ha una relazione di prima importanza con la Russia, sia culturale che economica. Infatti, l’Ucraina che è stata la terza più grande repubblica dell’ex Unione sovietica nonché suo granaio ed arsenale (ospitava le centrali e le testate nucleari), rimane oggi una nazione ricca di infinite ed importanti risorse naturali, come cereali, latte, ferro, carbone, manganese, bitume e antracite; e mantiene con a Russia e con il mercato internazionale, un importante interscambio di prodotti industriali essendo produttore di rilievo di ammoniaca, gasdotti, centrali nucleari, strumenti di localizzazione, ferro e acciaio, argilla, titanio, armamenti bellici.

Anche la storia e la cultura Ucraina testimonia una sua appartenenza russofona:  l’etnia russa rappresenta un’assolta maggioranza con il 56% della popolazione totale di lingua madre russa, mentre il restante 44% è composto da un variegato insieme di minoranze etniche: ucraini, bielorussi, ebrei, greci, bulgari, moldavi, armeni, tartari, polacchi e tedeschi. In pratica l’Ucraina forma la più grande comunità linguistica russa al di fuori della Federazione Russa.

Sulla presenza invadente degli USA in questo contesto non si può che confermare la sua assoluta partecipazione strumentale, che mira a mantenere la logica dei fronti contrapposti – figli della guerra fredda – con lo scopo di ridurre l’influenza geopolitica ed economica del blocco opposto, facendo entrare nel patto atlantico tutti i paesi fino ai confine della Russia. La sua strategia poi è quella di trarre questi Paesi sotto la sua influenza commerciale, il più possibile esclusiva, a mero vantaggio della sua strapotenza economica nell’industria e nei servizi. La logica delle sanzioni alla Russia fortemente voluta dagli USA,  ammantate di valore etico ritorsivo, mira in realtà ad un indebolimento economico della Russia e soprattutto, dell’Europa-mercato attraverso una crisi economica profonda di medio corso, grazie alla quale spera di operare un all’allargamento della sua quota di influenza economica. Una posizione strategica cristallina, che non prevede di ricorrere alla mediazione diplomatica fino a quando non le sia più conveniente.

Passiamo alla smarrita ed impotente Unione Europea. Come vedremo è la più grande assente di questa vicenda, ma indirettamente la principale causa di questa tragedia. Assente, intanto, per l’insipienza dei suoi goffi tentativi diplomatici, avvenuti prima dell’invasione armata in Ucraina. Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha così commentato in merito ad una dichiarazione del suo collega italiano Di Maio: “È una strana idea della diplomazia. [La diplomazia] è stata inventata proprio per risolvere situazioni di conflitto e di tensione, non per fare viaggi a vuoto in giro per le nazioni o per assaggiare piatti esotici a ricevimenti di gala. I nostri partner occidentali devono imparare a usare la diplomazia in modo professionale”. Tutto questo mentre alle porte dell’Europa esseri umani perdono la vita sotto il fuoco della guerra. Ma l’Europa è assente anche perché non ha né una visione né una proposta di mediazione, con reali contenuti di cambiamento dell’attuale assetto dei blocchi contrapposti, entro i quali essa risulta stretta e ricattata come una vittima senza risorse. La sua mancata Unione, ancora largamente incompiuta, ne completa il quadro facendola apparire come un insieme di stati confinanti, disuniti  e titubanti come la sua Commissione, privi di qualunque significanza e peso diplomatico. L’ideale per la politica degli USA!

Eppure una soluzione esiste e fu proprio Aldo Moro ad individuarla per primo negli anni ’70, ma essa rimane ancora oggi inascoltata da tutti i commentatori, benché come dimostrato fu causa della tragica morte del nostro statista. In un incontro al Pentagono,  Moro osò proporre la via di una progressiva neutralità dell’Italia dal patto atlantico, similmente alla Jugoslavia di Tito, sull’altro blocco, che già rappresentava da diversi decenni la schiera dei paesi ‘non allineati’ dimostrando, tra l’altro, un ruolo di non poca importanza sulla scena internazionale. Come finì questa proposta e le sue conseguenze è storia a tutti nota.

Questo pensiero lungimirante è esattamente la via che la stessa Europa di oggi deve intraprendere. La neutralità dell’UE dai due blocchi consentirebbe un nuovo assetto geopolitico ed un nuovo dialogo con le due superpotenze, creerebbe di fatto una Unione consolidata non solo economico finanziaria, ma anche dotata di notevole peso di interlocuzione commerciale con gli USA e la Russia, inaugurando una nuova stagione di cooperazione e di sviluppo. Darebbe al contempo uno stop alla politica espansionista degli USA e farebbe terminare per sempre la logica dei due blocchi. È necessario che questo cominci e subito, non dimenticando tra l’altro che nello scenario mondiale sono già presenti anche altri blocchi, con in testa la Cina e a seguire i grandi paesi in via di sviluppo. Non saranno più necessari Paesi cuscinetto intorno ai confini della Russia, ma l’intera Europa farà da cuscino prima e farà scomparire poi, la logica ormai anacronistica dei blocchi contrapposti. Questa via è l’unico antidoto alla Guerra e non solo quella dell’Ucraina.

La diplomazia europea, quella vera, riprenda in mano la congiuntura Russo-Ucraina, che è solo un rigurgito tragico di una contrapposizione di blocchi ormai anacronistici, e apra un nuovo tavolo programmatico con Putin e Zelens’kyj, lo faccia subito, non con la debolezza di oggi, ma con la forza convincente di un nuovo progetto geopolitico di una vera Unione di domani. Basta solo dichiarare di voler percorrere una “progressiva via alla neutralità europea” e questo farebbe terminare immediatamente la tragica guerra in Ucraina ed anche far ritornare i costi dell’energia al periodo precrisi.

Un solo suggerimento: non sono questi i tempi per individui come Di Maio.

 

*RAE – Rete attivisti Equità

 

 

(27 febbraio 2022)

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