C’è una parte sana di follia in ciascuno di noi, che il teatro, praticato in contesti di marginalità e di disagio grazie all’intervento di professionisti e non attori, può evocare in qualsiasi momento. Così, dall’unione di professionalità teatrali e non, nacque dieci anni fa uno spettacolo intramontabile, considerato una pietra miliare del teatro sociale d’arte contemporaneo. Si tratta di “Canto d’amore alla follia” della compagnia Animali Celesti teatro d’arte civile, che si potrà rivedere prossimamente in due diverse occasioni. Lo spettacolo, scritto e diretto da Alessandro Garzella, andrà in scena domenica 3 maggio a Cecina (Li), alle 21.00 al Teatro Eduardo De Filippo, in collaborazione con Geometria della Nuvole, Teatro Eduardo De Filippo e Comune di Cecina, e sabato 23 maggio (ore 20.30) ad Anacapri (Na), presso il Teatro Paradiso per la rassegna Sguardi Teatrali realizzata in collaborazione con Comune di Anacapri e Casa del Contemporaneo.
Le due date, entrambe accompagnate da due laboratori (rispettivamente condotti da Alessandro Garzella, Tommaso Iacoviello, Ilaria Bellucci il 2 maggio a Cecina e il 23 maggio ad Anacapri con Alessandro Garzella e Francesca Mainetti), sono parte del progetto Equi/Distanze, realizzato con il contributo del MiC e condiviso da ANIMALI CELESTI/teatro d’arte civile e, tra gli altri, da Casa del Contemporaneo di Napoli e Geometria delle Nuvole di Cecina.
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In scena Alessandro Garzella e Francesca Mainetti danno anima e corpo a due figure ossessionate da subbugli visionari, caricature di sofferenza e inconsapevole ilarità: lui, storpio e invasato, guerriero di battaglie perse, è irriverente e solo; lei è forse una vecchia “Lolita” decaduta nell’accudire disperazioni altrui, oppure è una dea, vocata alla grazia più pura del donarsi. Entrambi sono prede di fobie oniriche e perverse, forse perché costretti a esorcizzare lo sciacallaggio del dolore, seguendo le orme di quell’alterità che così tanto spaventa tutti e attrae. La coppia paradossale, forse coatta per l’assurdità delle manie in cui si è imprigionata, viene perseguitata da continui turbamenti e scarti d’umore, a partire dal fastidio e dal piacere erotico e carnale che si danno. I corpi e le parole, in bilico tra volgarità e poesia, estasi e ripugnanza, riflettono le personalità complesse e profonde di due fuoriusciti da qualche luogo di cura, oppure, semplicemente, da uno dei tanti zoo nascosti nelle periferie umane di questo mondo.
Alla messa in scena hanno collaborato Giulia Benetti, Chiara Pistoia, Anna Teotti e Antonio Viganò.
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(28 aprile 2026)
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