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Vogliamo una città libera, desiderante, sicura per tuttə. Il comunicato di Palermo Pride e Arcigay Palermo

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“Dopo il Decreto sicurezza del febbraio 2026 – l’ultimo di una serie di provvedimenti che hanno ridotto la sicurezza a muscoli, divieti e daspo, erodendo progressivamente libertà e diritti civili – vogliamo ribadire che è profondamente sbagliato, scorretto ed estremamente pericoloso chiedere più sicurezza alla Questura e al Comune a nome di non meglio precisate “Associazioni LGBTQ+”. È quello che ha fatto ieri l’organizzazione della “gay street“, lamentando il danneggiamento di una bandiera rainbow da parte di ragazzini che hanno urlato parole offensive“.
Lo scrive una nota stampa a firma Coordinamento Palermo Pride e Arcigay Palermo.

“Si tratta di gesti inaccettabili, che condanniamo senza esitazioni: dobbiamo farci carico del fango omolesbobitransfobico che si è riversato sulla gay street. Sappiamo bene quali contraddizioni ci siano nella nostra città, quanto lavoro ci sia ancora da fare qui e in tutta Italia. Lo sappiamo perché siamo le associazioni LGBTQIA+ che lavorano sul territorio da anni – e che tuttavia non sono state coinvolte in alcun modo nell’iniziativa della “gay street”. Un’iniziativa che stiamo osservando con attenzione e che ha suscitato nelle nostre assemblee molte perplessità.
La prima riguarda la pretesa di rappresentare “le associazioni LGBTQ+ palermitane”, come affermato in un articolo di giornale: quelle associazioni non fanno parte di questa iniziativa. La seconda: è solo attraverso la stampa che abbiamo saputo dell’esistenza di un “centro antiviolenza omofobica” e persino di una “casa di accoglienza per ə ragazzə che hanno subito violenze di genere o sono statə cacciatə di casa dalle famiglie per il loro orientamento sessuale”. Di questa struttura non possiamo non chiedere le modalità di accesso, gli standard di qualità, il modello di intervento, il numero di posti disponibili, le professionalità coinvolte. La sua esistenza infatti, se confermata, sarebbe di grande aiuto per il CAD (Centro Anti-discriminazioni) Protego, il centro di Arcigay Palermo che opera in sinergia con la rete CAD nazionale e con il Comune di Palermo da diversi anni, offrendo servizi di ascolto, informazione, consulenza legale, medica e psicologica. Protego è contattabile al numero +39 375 519 0167 via WhatsApp, o via email a palermo@arcigay.it“.

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“Ci amareggia che né organizzazione né giornalismo abbiano pensato di condividere attività e parole con noi, che in questa città lavoriamo ogni giorno; che come in tutto il resto del mondo abbiamo superato l’idea antica delle lotte “gay”; che organizziamo il Palermo Pride (e non il “gay pride”), rivendicando diritti e visibilità per tuttə. È per questo che reputiamo l’iniziativa della gay street maldestra e a tratti offensiva: un’operazione che cancella le lotte della comunità LGBTQIA+, eliminando l’esistenza delle donne lesbiche, delle persone trans, delle persone non binarie, talvolta persino offendendole.
Non abbiamo però intenzione di lasciare che tutto questo si trasformi in uno scontro frontale. Non abbiamo nessun mandato o potere speciale per dire di cosa ha bisogno la comunità LGBTQIA+ o la città, ma crediamo di aver maturato una consapevolezza e un’esperienza che ci permettono di portarne avanti alcune istanze.
Queste ci dicono che non si può costruire alcuna strada o alcun servizio senza radicamento nel territorio, insultando il quartiere (“siamo nel Bronx di Palermo”), pensando solo all’immagine turistica e credendo che la sicurezza passi dal manganello. E soprattutto: pensando che le lotte LGBTQIA+ siano “gay”, declinate solo al maschile. Non esiste liberazione che valga solo per alcunə, o che passi dalle camionette di esercito e polizia.
La sicurezza delle persone LGBTQIA+ si costruisce stando nel territorio, parlando con le persone, rivendicando diritti e servizi per tuttə: educazione sessuoaffettiva, istruzione, lavoro, welfare. Le attività commerciali gestite e/o rivolte alle persone LGBTQIA+ possono essere una preziosa fonte di reddito e socialità, ma nessunə può arrogarsi il diritto di offendere, escludere, cancellare, veicolare messaggi sbagliati.
L’equazione “sicurezza=polizia” non solo è sbagliata: è pericolosa. Mette in estremo pericolo le persone LGBTQIA+, che potrebbero essere additate come “colpevoli” delle retate, e che non sono affatto protette da istituzioni profondamente machiste. Siamo estremamente amareggiati per come si stanno trattando le vite delle persone LGBTQIA+”.

“La “gay street”, così come è costruita e raccontata, contribuisce alla turistificazione del quartiere, crea insicurezza perché chiede interventi muscolari e non rappresenta la complessità delle lotte LGBTQIA+. Non siamo un gioco, non siamo un brand, non siamo una bandiera da sventolare sui giornali o in una strada. Le nostre rivendicazioni non possono essere l’occasione per discriminare la nostra comunità, non possono essere la scusa per chiedere più polizia. Nella convinzione che marceremo tutte e tutti insieme, fianco a fianco, alla parata del Palermo Pride 2026 del 20 giugno, rinnoviamo agli organizzatori la proposta di incontrarsi al più presto per confrontarsi e iniziare a collaborare. Le operazioni escludenti, cosmetiche e superficiali non cambiano le cose dal basso: fanno solo del male. Il confronto, il dialogo e il lavoro di rete, invece, possono essere un’occasione concreta di crescita e di trasformazione”.
Così chiude la nota.

 

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(6 giugno 2026)

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