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“Dobbiamo farci furbi, qui è Sud Sud Sud”… Quando in realtà bisogna liberare le energie del Mezzogiorno

di Massimo Mastruzzo

Sala e Fontana – Pd e Lega – che si lamentano di un Pnrr a loro dire troppo attento al riequilibrio, diventano l’emblema della condizione di disomogeneità nazionale: il nord che fa sistema, il sud incapace di reagire, il tutto a danno della tenuta stessa del Paese. Questo il fuori-onda tra il sindaco di Milano e il governatore lombardo durante una conferenza stampa.

  • Fontana: “Caro Beppe, è un casino il Pnrr e noi non mettiamo a terra un ca**o».
  • Sala: «È questo, poi va bene tutto. Noi dobbiamo farci un po’ più furbi su questa cosa e fare un po’ più di sistema obiettivamente tra tutti. Io obiettivamente sono preoccupato del fatto che Sud, Sud, Sud…»

Qualcuno, non tanti a quanto pare, si scandalizzerà, dovrebbe costituzionalmente farlo, in realtà, molto probabilmente, non accadrà nulla. Nulla di quanto già non visto in un sistema nazionale basato sulla dualità: una parte della nazione prende, da sempre, fin dall’unità, divenendo di fatto la parte più ricca del paese, l’altra se prova mestamente a lamentarsi, viene per questo accusata di farlo.

Molti i conoscenti, persone per bene, che mi dicono: e però al sud dovrebbero cambiare mentalità… Si in effetti dovremmo farlo, dovremmo farci più furbi. Purtroppo i politicamente furbi al Sud, a quanto pare, scarseggiano, altrimenti non si sarebbero fatti accusare di essere dei “mantenuti” e al contempo, attraverso l’iniqua pratica della “spesa storica” come parametro di riferimento per lo stanziamento sul territorio dei fondi pubblici da destinare a infrastrutture e servizi sociali (criterio di attribuzione delle risorse pubbliche a chi ne ha ricevute di più in passato, che non trova fondamento scientifico ed economico, non ha eguali nel mondo e non ha precedenti nella storia) fatti letteralmente sottrarre, rispetto al criterio di stanziamento proporzionale alla popolazione residente, negli ultimi 20 anni, più di 900 miliardi di euro. Una cifra superiore a quella stanziata dall’Unione Europea per la ripresa economica post-Covid dell’intero continente europeo.

In poche parole polli già spellati, ai quali si vorrebbe definitivamente tirare il collo.

Ed è principalmente per queste dinamiche, che sono in totale contraddizione con quanto previsto dall’art 3 della costituzione, che la nascita di un movimento politico per l’equità territoriale è diventato imprescindibile per la salvezza di un territorio, il Mezzogiorno, che per interdipendenza economica rappresenta un rischio per l’Italia stessa e per quell’Europa che proprio per questo motivo, ha destinato a questo Paese la somma maggiore del PNRR, che Fontana e Sala vorrebbero per loro.

Movimento per l’Equità Territoriale che grazie alle sue azioni intraprese ha prodotto in poco tempo importanti risultati:

  • portare all’attenzione nazionale il tema dell’iniquità dell’azione del Governo nei confronti del Mezzogiorno d’Italia.

Già a luglio 2020, dopo l’accordo in sede europea, il Movimento aveva posto all’attenzione nazionale che la quota attribuita all’Italia dal programma europeo Next Generation EU (più di un quarto di quanto stanziato dall’Unione per l’intero continente) era maturata in ragione del ritardo di sviluppo socio-economico in cui versa il Mezzogiorno d’Italia (alto livello di disoccupazione – il triplo rispetto alle regioni del Centro-Nord – e basso livello di reddito pro-capite – la metà rispetto alle regioni del Centro-Nord) e che la riduzione di quegli squilibri fosse tra le priorità orizzontali dello strumento per la ripresa economica istituito dalla Commissione Europea.

Produzione di due mozioni parlamentari (una della Camera ed una del Senato)

  • che impegnavano il Governo (l’allora Governo Conte 2) a tener conto dei parametri utilizzati dalla Commissione Europea per la ripartizione dei fondi tra gli Stati membri (oltre a quello dellapopolazione, il tasso di disoccupazione medio degli ultimi 5 anni e il livello del reddito procapite) e, soprattutto, del fine dello strumento stesso del Next Generation EU: la diminuzione degli squilibri territoriali.

Nell’aprile 2021 veniva presentata una Lettera alla Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, in cui si chiedeva all’esecutivo di vigilare sull’operato del governo italiano che, già dalle dichiarazioni ufficiali dei suoi ministri, non corrispondeva agli obiettivi prioritari indicati nel regolamento sul dispositivo per la ripresa e la resilienza: il contrasto alle diseguaglianze di genere, generazionali e territoriali;

Nel luglio 2021 veniva presentata e discussa in Commissione Petizioni del Parlamento Europeo una petizione sostenuta con raccolta firme dal Movimento per l’Equità Territoriale, dall’Osservatorio sul Piano di Rilancio e Mezzogiorno e dalla Rete dei Sindaci Recovery Sud, in cui si chiedeva di modificare il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ridefinendo complessivamente la destinazione delle risorse europee, in modo da aderire agli obiettivi del regolamento sul dispositivo per la ripresa e la resilienza, e di rendere esplicito il ruolo del Sud nella ripresa e nello sviluppo del Paese;

A dicembre 2021 veniva depositata presso la Cancelleria della Corte di Cassazione una proposta di legge di iniziativa popolare per l’abolizione del Comma 3 dell’art. 116 della Costituzione Italiana con cui si intende abolire tutti i tentativi di Autonomia Differenziata che causeranno ulteriori squilibri tra le Regioni italiane e, soprattutto, l’accrescersi del divario socio-economico tra Centro-Nord e Mezzogiorno (isole comprese). Il prossimo passo consisterà nella raccolta delle cinquantamila firme necessarie a presentare poi la proposta di legge in Parlamento.

Obiettivo primario, di queste e delle future iniziative del Movimento per l’Equità Territoriale, che verranno presentate al congresso nazionale che si terrà a Napoli, liberare le energie del Mezzogiorno per addivenire ad un nuovo modello di Stato e di economia che elimini le disuguaglianze e che garantisca i diritti fondamentali, lo sviluppo sostenibile, la tutela ambientale, una sanità equa e i servizi sociali a tutti i cittadini del Paese.

Con buona pace di Fontana, Sala & C.

 

(10 febbraio 2022)

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