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Quelli che basta dargli il calcio e se ne stanno buoni, o di quelli del “Io l’avevo detto”….

di Giancarlo Grassi

Dopo l’allarme lanciato nei giorni scorsi, in questo paese dove il vero piacere è lanciare allarmi per poi non prevenire i disastri previsti e mentre non si fa una beata minchia per prevenire i problemi possibili sui quali si è dato l’allarme, crogiolandosi nel “Io l’avevo detto” che ci fa sentire tanto furbi, siamo a una Napoli tutta azzurra. Nel senso che in onore allo scudetto del Napoli si ritinteggia la città partenopea di azzurro. Scale, muri e monumenti. La domanda che come un brivido scorre lungo la schiena dei tuttologi è: “Chi paga”?

La risposta sarebbe “Quelli che hanno sempre pagato, naturalmente. Chi altri?”, ma è farla molto semplice. Banalmente lo scudetto del Napoli rappresenta un riscatto per una città considerata da troppi la fogna del paese, la città del tanto siamo a Napoli e via e via, e per tutti i tifosi della squadra cittadina che trovano nel calcio prima un rifugio, poi una speranza e poi motivo d’orgoglio. Un orgoglio che non possono esibire per nient’altro. O quasi. Vengo da una zona d’Italia, un paese della provincia di Reggio Emilia, verso Parma, dove la battuta della domenica della gioventù locale, sostenuta dallo sgrammaticato vecchiume da bar era: “Ha vinto il Napoli. Domani a Napoli non farà un cazzo nessuno”…

Sono passati alcuni decenni da quella mia giovinezza che non rimpiango e siamo ancora allo stadio come galera dentro la quale rinchiudere per 180 minuti la settimana una folla enorme composta troppo spesso da frustrazioni della quali non vogliamo occuparci, affinché possa gridare, scaldarsi, pestarsi, scalmanarsi, tifare, gioire, piangere, abbracciarsi, spintonarsi, inneggiare alla morte di qualcun altro: uno sfogatoio che raggiunge il culmine quando la propria quadra del cuore [sic] vince lo scudetto ed è proprio come se l’avessi vinto io. Dunque, siccome io ho vinto lo scudetto, posso fare quello che cazzo mi pare. Tanto più che qualche domanda retorica cretina per vendere una copia di quotidiano in più questo paese non farà.

 

 

(4 aprile 2023)

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