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Quando la volpe non arriva all’uva dice che è… Comunista

di Massimo Mastruzzo, #Politica

Tansi, nel suo comunicato stampa del 4 giugno 2021, dove comunica la sua rottura con la coalizione che sostiene De Magistris candidato alla presidenza della Regione Calabria, dichiara che: Il comunista Mimmo Lucano, che de Magistris ha fortemente voluto in coalizione a lui ideologicamente affine, è ritenuto da molti candidati delle mie liste, un candidato imbarazzante e incandidabile”.

Matteo Salvini, (sì, quello della Lega) a suo tempo, in un video divenuto virale sui social, aveva detto: Mimmo Lucanoè uno zero”. Le coincidenze non sono mai casuali, vanno interpretate.  Nell’attesa di capire quale posizione politica si appresta ad esplorare Carlo Tansi, vediamo chi è questo Mimmo Lucano tanto inviso a politici come Salvini.

Tre volte sindaco di Riace, divenuto celebre per il suo approccio nella gestione dei rifugiati politici e immigrati in genere, nel contesto della crisi europea dei migranti:

  • 2006 – Premio in “ricordo di Tom Benetollo”;
  • 2006 – Premio sostenibilità ambientale dalla Provincia di Roma;
  • 2010 – 3° al Premio World Mayor (migliori sindaci al mondo);
  • 2015 – Premio per la Pace ed i Diritti Umani a Berna;
  • 2016 – 40° nella lista Fortune dei leader più influenti al mondo;
  • 2017 – Premio per la Pace Dresda;
  • 2018 – Cittadinanza onoraria dal comune di Milano.

Domenico Lucano è l’uomo che ha inventato il “modello Riace”, un metodo di gestione dell’accoglienza cui eco è rimbalzato in tutto il mondo. Ma in cosa consiste il “metodo Riace”? Non è altro che la trasformazione di un problema in una soluzione dell’enorme risorsa umana derivante dai drammatici sbarchi sulle coste italiane.

I migranti a Riace smettono di essere un peso per diventare motore di un’economia moribonda; non vengono ospitati in casermoni fatiscenti o in quei famosi hotel facile argomentazione di una certa parte, ma in case abbandonate di un borgo diventato presto una meravigliosa oasi di interculturalità.


COME TRASFORMARE UN PROBLEMA IN UNA RISORSA
Il metodo Riace è geniale proprio nella gestione socioeconomica dei migranti, resi cittadini impegnati e produttivi. I 35 euro pro capite destinati al sostentamento di profughi e richiedenti asilo vengono trasformati in cosiddette “borse lavoro” che vengono girate a cooperative, di cui fanno parte anche riacesi, che danno la possibilità a questi uomini e donne di imparare un mestiere che gli assicuri un piccolo stipendio. Si è creata anche una rete di esercizi commerciali convenzionati che permette ai migranti di provvedere personalmente con quello stipendio alle spese domestiche.

Il metodo inizialmente funzione bene, Ma quei soldi necessari ad alimentare il motore di questa macchina arrivano con ritardi sempre più significativi. Il sindaco Lucano, non si dà per vinto e fa nuovamente di necessità virtù inventandosi una moneta locale virtuale, spendibile solo a Riace, fatta di banconote raffiguranti il volto di personaggi come Peppino Impastato, Che Guevara o il Mahatma Gandhi, ma si tratta di un equilibrio precario, i soldi però continuano a non arrivare.

Il modello finanziario che sin da subito fece il giro del mondo, finisce tra gli argomenti presi in esame dalla Procura di Locri, e Lucano viene indagato per abuso d’ufficio, concussione e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche.

Le indagini fanno sì che Riace venga  esclusa dal saldo Sprar per un anno.

Lucano viene allontanato dal “suo progetto”.

LE ACCUSE ERANO INCONSISTENTI

Le motivazioni con le quali i giudici del Riesame di Reggio Calabria respingono la reiterata richiesta di misure cautelari del Pm di Locri nei confronti di Mimmo Lucano rendono inequivocabile la natura politica del brutale attacco sferrato nel 2018 allo stesso ed al “modello Riace”.

«Quadro giudiziario inconsistente» – si legge nelle motivazioni – fondato su «elementi congetturali e presuntivi». Fondato, cioè, sul nulla e mirato solo a stroncare un modello di accoglienza che andava in contrasto con la narrazione dell’emigrazione sulla quale una determinata area politica ha fondato le proprie fortune elettorali.

Le indagini, a pensar male, sembravano architettate ad hoc proprio per fare a pezzi un modello che dimostrava come un’integrazione salutare sia non solo possibile ma anche assolutamente efficace. La sequenza dei fatti infatti lascia adito a diversi dubbi:

  • 2 ottobre 2018: il Tribunale di Locri emette una ordinanza di arresti domiciliari per Mimmo Lucano.
  • 17 ottobre: il Gip revoca gli arresti domiciliari, demolendo l’impianto accusatorio, e trasformando però, inspiegabilmente, gli arresti domiciliari in divieto di dimora.
  • 3 aprile 2019, circa sei mesi dopo: la sezione penale della Cassazione emette una sentenza che fa ulteriore chiarezza sull’inconsistenza dell’impianto accusatorio contro Mimmo Lucano e chiede al Tribunale di revocare il divieto di dimora.
  • 5 settembre 2019: arriva finalmente la revoca del divieto di dimora, concessa dopo altri cinque mesi ed una serie di vicende politiche. Nel frattempo le elezioni per il rinnovo del Consiglio comunale di Riace del 27 maggio 2019, avvengono in una condizione, che di fatto, possiamo definire di democrazia sospesa. Poi la chiusura del progetto di accoglienza Sprar di Riace, notificata già il 9 ottobre 2018. Infine il blocco dei fondi per i servizi già resi per i progetti Cas e Sprar, con circa 80 operatori rimasti senza retribuzione per mesi, e i fornitori che rivendicano giustamente il recupero degli importi per i beni forniti. 
  • 21 maggio 2019 e 7 giugno 2020: il Tar della Calabria prima e il Consiglio di Stato poi dichiarano illegittima la chiusura del progetto Sprar di Riace.
  • 7 luglio 2020: con motivazioni nette, i giudici del Riesame di Reggio Calabria rigettano l’appello del Pm di Locri che chiedeva il mantenimento di misure cautelari per Lucano, definendo «inconsistente» il quadro giudiziario che le motiva perché fondato su «elementi congetturali o presuntivi», quadro che «si riverbera negativamente sulla possibilità di configurare il delitto», in quanto «il programma perseguito dagli indagati non si è tradotto in condotte penalmente rilevanti».


COSA POSSO DIRE DI QUESTO COMUNISTA, CHE SALVINI GIUDICA“
UNO ZERO” E I CANDIDATI DI TANSI REPUTANO “IMBARAZZANTE E INCANDIDABILE.
Che la replicabilità del “modello Riace” su larga scala e nelle grandi metropoli sarebbe tutta da valutare? Si, in effetti ci sarebbe da valutare la fattibilità.

Che è un sognatore? Si, sicuramente Lucano sogna un mondo diverso.

È un idealista? Sicuramente ha nobili ideali e si batte per essi.

È un utopista? A volergli male, potrei dire che la sua idea di uguaglianza tra gli uomini è un’utopia, ma non certo che la sua eventuale utopia non sia funzione stimolatrice nei riguardi dell’azione politica.

Avrei invece qualcosa da dire sull’anomala, per non dire perversa, sintonia di vedute nei confronti di Mimmo Lucano, tra Matteo Salvini, che ha una condanna per razzismo, e quelle persone, candidate con Tansi, che di quel razzismo ne sono state territorialmente destinatarie. Non lo faccio perché sarei di parte, quella parte sognatrice, idealista e utopistica, che mi ha fatto prendere parte alla fondazione del M24A-ET, Movimento per l’Equità Territoriale, che si pone ideologicamente, nonché statutariamente, in naturale contrapposizione con il pensiero salviniano.

 

(5 giugno 2021)

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