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Ex-Ilva, più di 2mila 500 lettere di licenziamento per i lavoratori dell’indotto

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Chiusi i Giochi del Mediterraneo e finita la festa, ecco la dura realtà: quella spiegata dai fischi allo stadio nella cerimonia d’apertura, e la realtà è la “totale assenza di una ragionevole programmazione che avrebbe potuto mettere in sicurezza le nostre aziende”, stando alle parole dell’Aigi (Associazione Indotto AdI e General Industries) che ha trasmesso ai sindacati le lettere relative alla procedura di licenziamento collettivo per più di 2.500 lavoratori in quello che il suo presidente ha definito “un atto estremo e doloroso, al quale non avremmo mai voluto fare ricorso” un atto “atto dovuto e inevitabile, diretta conseguenza dell’improvvisa scadenza fissata per la chiusura dell’area a caldo già nel mese di ottobre”.

Così l’ex-Ilva, una delle più grandi acciaierie d’Europa, muore per consunzione nell’apparente disinteresse di tutti coloro che ne hanno parlato e basta. E mica c’è solo la fischiata a Taranto, ce ne sono stati tanti prima di lei. Uno per tutti, Luigi Di Maio, oggi in altri prestigiosi incarichi affaccendato, che tra le numerose dichiarazioni da campagna elettorale sostenne la necessità di avviare la chiusura progressiva dei fonti inquinanti e la riconversione economica dell’area di Taranto, ipotesi subito accantonata una volta al governo e poi, da ministro dello Sviluppo Economico, definì la gara d’appalto del precedente esecutivo un “delitto perfetto” viziato da irregolarità, annunciando verifiche per l’annullamento per poi firmare, poche settimane dopo, la prosecuzione della stessa procedura. Lui è il politico che mostrava i pugnetti dal balconcino del Campidoglio esultando perché era stata eliminata la povertà. Solo per dire che la farsa parte da lontano, con tanti protagonisti e comparse di passaggio..

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“Una fabbrica di questa portata (come l’ex Ilva ndr) avrebbe meritato una sorte diversa”, continua il il presidente dell’Aigi nella lettera inviata ai sindacati, specificando che l’associazione “non cerca un colpevole da esporre alla pubblica piazza, ma chiede che ciascuna istituzione abbia il coraggio di guardare alle conseguenze delle proprie scelte. Abbiamo fallito tutti” (qui il testo interale della lettera pubblicato dall’ANSA).

I sindacati dei metalmeccanici Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm Uil e Usb hanno subito convocato una conferenza stampa, fissata per il 5 settembre alle 10), per fare il punto – l’ennesimo punto – sulla profonda crisi dell’indotto dell’ex Ilva al grido di “Taranto è sull’orlo di una bomba sociale”, poi l’8 settembre incontro a Palazzo Chigi. La storia si ripete.

 

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(4 settembre 2026)

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