di Massimo Mastruzzo*
Quando si parla di politica, è essenziale adottare una prospettiva che comprenda più punti di vista. Ogni volta che si avvicina una tornata elettorale, assistiamo al triste e vergognoso ripetersi del voto di scambio, un fenomeno che sembra impossibile da debellare. E, paradossalmente, i costi di questa compravendita sono bassissimi: si parla di somme che vanno dai 20 ai 50 euro per scheda.
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La reazione di indignazione che solitamente accompagna questo comportamento è perfettamente legittima. Ma c’è una critica che, troppo spesso, viene indirizzata solo verso il corrotto, senza considerare le cause che spingono una persona ad accettare una simile offerta. Si sente dire, infatti, che “vendersi per 20/30 euro è una vergogna”. Purtroppo, questa condanna non tiene conto del contesto sociale in cui si verifica l’illecito.
Il vero problema è che il “corrotto” non è più disonesto di un elettore che vive in una condizione economica più agiata. La sua unica differenza è che è più povero e vive in una situazione di sopravvivenza quotidiana che, troppo spesso, non lascia spazio alla dignità. E qui sta il punto: la dignità che viene invocata da chi non comprende la lotta che queste persone affrontano ogni giorno. Una lotta che, talvolta, rende impossibile la scelta di non cedere a certi compromessi. La dignità di cui si parla è una “dignità” che non sempre viene concessa, soprattutto in una nazione caratterizzata da una migrazione interna che appare decisamente… “bizzarra”.
In realtà, però, il vero interrogativo da porsi è un altro: chi sono i veri responsabili? Chi sono i personaggi che offrono denaro per acquistare il voto degli elettori? Si tratta di personaggi che vengono da un altro pianeta? O forse sono espressione di piccole realtà locali, di liste civiche o di movimenti politici minori? La verità è che, nella stragrande maggioranza dei casi, dietro questi scambi si celano figure legate ai grandi partiti nazionali, che, stranamente, sfuggono ai controlli dei loro stessi partiti e delle commissioni preposte alla selezione dei candidati.
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Movimento Equità Territoriale

