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I toni, Governatore De Luca. I toni…

di E.T. #Lopinione twitter@gaiaitaliacom #Politica

 

Vede Governatore De Luca, Lei ha in noi degli estimatori. Siamo gente di teatro, oltre che di editoria e di cultura – perché ognuno è quel che può o che vuole essere – e conosciamo i tempi del discorso. Rimaniamo abbagliati dalla sua indubbia capacità oratoria, i suoi tempi più di quel che dice, son perfetti. Tempi drammatici e pause lunghissime rendono tutto a volte esilarante, che è più di comico, perché Lei ha l’intelligenza della battuta fulminante, che arriva a comprensione solo quando Lei osserva la pausa.

E’ il segreto dei grandi attori. Che hanno sempre eccellenti doti drammatiche e forte presa sul pubblico. Parlo da uomo di teatro, non per prenderla in giro.

Ma la situazione è complicata e l’intelletto popolare non regge più i tempi dei grandi comici e vuole toni forti. E anche in questo Lei è un maestro. Ma se alle pause da grande oratore si aggiungono drammaticità innecessarie; se si caricano contenuti già drammatici di ulteriore drammaticità in un luogo come quello dove lei governa, che Lei conosce molto meglio di noi, ebbene il rischio è alto. E mai come in questo momento in cui l’esperienza qualcosa ha insegnato, ai cittadini più che a certi governi nazionali, trattare il popolo da idiota irrecuperabile è un rischio.

Rischioso è anche annunciare misure draconiane e poi dover tornare sui proprio passi perché non si è ben compresa la portata drammatica (della drammaticità messa in atto, tra una pausa drammatica ed una pausa comica) delle misure annunciate tra accuse di delinquenzialità delle quali, Governatore De Luca, poteva anche fare a meno.

Sia noi sia Lei sappiamo che quella cosa lì che Lei chiama delinquenzialità nel posto in cui governa c’è. C’è a livelli molto alti. Esiste quasi fosse un governo-ombra, in certi casi, che a quello di Forza Nuova con Taormina alla Giustizia gli fa una pippa; saggezza, e Lei ce l’ha, suggerirebbe una certa prudenza. Non nel non denunciare o addirittura nel negare, nel gridare a voce alta dai social via video (la seguiamo sempre, c’è molto da imparare sui toni da usare e su quelli che invece non andrebbero usati).

Nell’immediato post-elezioni, dopo averle vinte con un plebiscito, dopo avere passato mesi a dire quanto la Campania e i suoi abitanti fossero stati bravi ad evitare i contagi, ad elogiare la prudenza della mascherine che si mettono sul viso da sole e nonostante Lei sapesse che l’efficienza della Sanità della Sua regione non è paragonabile a quella dell’Emilia-Romagna (tanto per citarne una), ora – improvvisamente, come se avesse scoperto ora che il Covid-19 è più infido della camorra ed ugualmente pericoloso – i suoi conterranei diventano cuccioli indisciplinati a cui mettere il guinzaglio a tutti i costi.

Persino il cane adulto ha un piccolo scarto quando gli si mette il guinzaglio al collo, si figuri i campani, si figuri i napoletani. Ma cosa glielo scriviamo a fare Governatore, lei è consapevole di tutto. Tant’è vero che Le tocca fare marcia indietro e tornare sui suoi passi, perché meglio che a far saltare in aria il territorio ci pensi eventualmente ‘o Vesuvio, ché tanto adesso dorme e lascialo dormire.

La sensazione però è che la Napoli a ferro e fuoco dell’altra notte abbia lasciato il segno, e sei Lei fa marcia indietro adesso non sarà un’azione politicamente utile. Non Le farà bene. Basti guardare il tenore dei commenti ai suoi video di una settimana fa e quello dei commenti al video in cui annunciava il lockdown. Lei non può non essersene accorto.

Così che, Governatore De Luca, con tutto il rispetto e l’ammirazione per il fine oratore che conosce le pause alla perfezione, e con sincero rispetto per la Sua carica e la Sua umanità, cerchi di ricordare l’importanza dei toni, soprattutto quando si annunciano limitazioni – anticostituzionali, giustificate dallo stato d’emergenza, ma sempre non in linea con la Costituzione – alla libertà delle persone. In questo il presidente Conte, inascoltabile per i contenuti, è un maestro. Tocca sempre imparare qualcosa, nostro malgrado.

 

(25 ottobre 2020)

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