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Poi c’è la preside che allontana il bambino autistico e poi si piange addosso: “Non sono un mostro”

Era Afragola e si trattava, quando si dice la sfiga, di un incontro in una palestra nella qualestudenti e personale docente si erano erano riuniti in occasione di un convegno contro il bullismo. Un alunno di appena undici anni, iscritto al primo anno, con seri problemi di autismo, avrebbe emesso alcuni suoni. Forse sgradevoli. Forse ritenuti tale.

Un video fellone immortala il momento in cui “la preside dell’istituto, come mostrerebbero alcune immagini di un video che ha immortalato quanto successo, lo avrebbe prima additato e poi fatto allontanare“, come da articolo del Corriere.

Le immagini sono arrivate alla madre del ragazzino dopo oltre un mese la quale, giustamente, ha fatto scoppiare la bomba: “Me l’hanno cacciato come un cane che stava abbaiando”. Poi il diktat della preside che addita l’undicenne (il video è in corpo d’articolo al link al Corriere in alto) e quindi consiglia all’insegnante d’appoggio: “prof, per piacere, prendete quel ragazzo e portatelo in classe”.

Così la docente d’appoggio prende per mano il ragazzino (11 anni) lo fa alzare, gli fa una carezza sulla testa e lo accompagna fuori. Dopo il badabum la preside si giustifica ai microfoni di Sky: “La mia intenzione non era cattiva…  forse ho sbagliato nei modi” – forse, dice – ma l’intenzione era “di creare intorno al bambino un momento di serenità” che è noto si ottiene allontanando un bambino dai suoi coetanei in un luogo pubblico di fronte decine e decine di persone.

Mentre si muovono avvocati e sulla vicenda si esprime anche il parlamentare Francesco Emilio Borrelli che ha annunciato che segnalerà l’episodio al ministro competente, la preside continua il suo piangerai: “Non sono un mostro” e “Voglio incontrare i genitori”.

E infatti non lo è, un mostro. E’ solo, probabilmente, ma non lo decidiamo noi, una delle tante persone che dentro una mostruosa normalità ricoprono ruoli che non dovrebbero ricoprire. E’ un’opinione, come quella della preside quando dice: “La mia intenzione non era cattiva” dentro l’ennesimo capolavoro di un paese dove ci si giustifica dopo invece di riflettere prima. E si commette un atto di simil-bullismo, mentre si discute di bullismo, per “creare attorno al bambino un clima di serenità”. E mentre il bambino viene portato via, la voce tonante ricorda che “se noi li ascoltiamo [sic] possiamo creare un clima di…”. Vien voglia di applaudire, diciamo….

 

(22 marzo 2024)

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