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Il Mezzogiorno caratterizzato da una più bassa qualità del capitale umano? Spulciando il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (mistero degli omissis)…

di Dome Santoro #Politica

Spulciando il famigerato PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) ci si imbatte – a pagina 37 -, in un passaggio spiazzante. La sezione è quella relativa agli obiettivi generali del piano. Si legge un titoletto che recita “Ridurre il divario di cittadinanza”, e le cose si fanno abbastanza interessanti. Chiunque abbia la pur minima contezza del dibattito legato al piano si sarà reso conto che la ripartizione dei fondi è un tema caldo, per così dire. Questo capitoletto potrebbe gettare luce sulle determinazioni preannunciate dal governo.

Un passaggio cattura un occhio malizioso come il mio:

«Il Mezzogiorno è caratterizzato [..] da una più bassa […] qualità […] del capitale umano»

Tranquilli, la cosa è meno peggio di come la riporto, ed ora vi spiego tutto.

Gli omissis dello stralcio tingono il tutto di tinte molto fosche, ma sono le tinte che una persona sensibile alla retorica della minorità meridionale è abituata a scorgere nel dipinto socioculturale italiano. Ci possiamo fare poco, ma se avete un amico Napoletano e nel vostro quartiere rubano una bici, il bersaglio delle battutine sarà lui. Sarà il nosto amico Salvatore, virtuosissimo lavoratore originario di Portici, che verrà accusato del misfatto sulla chat del calcetto. Tutti ne rideranno, incluso lo stesso Sasà, anche perché su quel gruppo whatsapp, così come fra colleghi o fra amici, nessuno opera reali discriminazioni. Si scherza su un innocente luogo comune, e basta! Chiunque sarà disposto a giurare sull’onestà del nostro amico. Non si troverà chi non sia disposto ad affidargli le chiavi di casa.

Sono solo ciarle. Innocue e leggere, anzi leggerissime.

Certo che lo sono, senza dubbio! Non bisogna prenderle seriamente, e men che meno bisogna imbastire crociate contro la tipica ironia italiana. Pretendere di purgare la cultura tricolore da certi tratti connaturati e spesso positivi (la commedia dell’arte si basa su meccanismi simili, e nessuno la considera deleteria, fortunatamente) sarebbe assurdo.

Eppure giorno dopo giorno, battuta dopo battuta, si finisce per costruire un sostrato inconscio per il quale accusare un Napoletano di malversazione è più facile che farlo con un Milanese. Questa idea basale che è alimentata da vecchi pregiudizi, ma che serve da innocuo contesto comico, fa spesso il cammino inverso tornando ad essere la base di un pregiudizio attuale e quasi automatico.

Pregiudizio che però sa anche diventare esplicito se, a basarsi su questo fondo concettuale, sono persone che non si fanno scrupoli quado si tratta di diventare sgradevoli: è ancora vivo il ricordo di un certo coretto che iniziava con «…senti che puzza, scappano anche i cani…» (a buon intenditor poche parole).

Come risolviamo la questione? Non lo so, è difficile. Per ora non mi interessa fornire soluzioni, comunque. Mi basta che il lettore capisca da dove arriva la malizia che alberga nel mio occhio. Vivo da un anno e mezzo a Roma, ma fra i venti ed i quaranta ho vissuto a Torino. Quel sostrato ha fornito la cornice a migliaia di battute sulla mia meridionalità, battute che spesso ho formulato io stesso e delle quali ho goduto senza remore. Eppure giorno dopo giorno, battuta dopo battuta, allusione dopo allusione, coretto dopo coretto, uno si abitua a pensare che dentro ogni frase ci sia sempre un bel pizzico di minorità meridionale a buon mercato.

Oggi, comunque, si è trattato di un falso allarme. Il passaggio, letto per intero, recita come segue:

«Il Mezzogiorno è caratterizzato non solo da un più basso livello di Pil pro capite rispetto al Centro-Nord, ma anche da una più bassa produttività, qualità e quantità del capitale umano, delle infrastrutture e dei servizi offerti dalla Pubblica Amministrazione. Tra il 2008 e il 2018, la spesa pubblica per investimenti nel Mezzogiorno si è più che dimezzata ed è passata da 21 a poco più di 10 miliardi.»

La qualità a cui si riferisce il testo non è genetica o culturale, ma è relativa alla scarsa preparazione di cui usufruiscono i giovani meridionali che decidono di non emigrare. Inutile negare l’evidenza: le possibilità di ottenere una formazione accettabile, a Sud, sono parecchio risicate e la conseguenza è una qualità genericamente e quantitativamente minore. Non si può cavare sangue dalle rape, e finché la situazione strutturale ed infrastrutturale rimarrà quella attuale, da Roma in giù la prospettiva è tetra.

Ma, tornando al PNRR, forse c’è di che rallegrarsi. Finalmente lo stato si rende conto del fatto che esiste un gap, e se esiste un gap, esso va colmato. Secondo logica almeno. Dallo spiazzamento iniziale passo ad un tiepido entusiamo. Sembra che i pianeti si stiano allineando a mezzogiorno. Nessuno sta sostenendo la minorità meridionale, implicitamente o esplicitamente; lo stato prende coscienza del divario (e quello formativo grida vendetta); l’Europa, rilevando lo stesso gap, chiede allo stato di eliminarlo ignorando il criterio demografico e destinando al Sud il 70% c.ca delle risorse.

Cosa potrà mai andare storto? Nulla, no? Sono quasi felice, ed invece…

Bastano otto righe (OTTO). Bastano otto maledettissime righe per assistere al naufragio. Un disastro della logica confezionato dalla supercazzola più esacerbante dai tempi del compianto Tognazzi.

Apprendiamo che «Il Governo ha deciso di investire non meno del 40 per cento delle risorse territorializzabili del PNRR (pari a circa 82 miliardi) nelle otto regioni del Mezzogiorno, a fronte del 34 per cento previsto dalla legge per gli investimenti ordinari destinati su tutto il territorio nazionale».

Ma come? Per appianare un divario di proporzioni bibliche si applica una distribuzione sostanzialmente lineare? Eppure le dimensioni della disgrazia meridionale sono certificate proprio nella stessa pagina! Cito testualmente:

«Ad oggi, è il territorio arretrato più esteso e popoloso dell’area euro. Il suo rilancio non è solo un tema italiano, è una questione europea.»

Secondo quale geometria mentale una situazione del genere è coerente con una ripartizione lineare? In quale universo questa affermazione può coesistere con un rozzissimo “diviso tre”? Serve qualcosa per poter giustificare il funambolismo, ma tranquilli, la soluzione è sempre lì a pagina 37. Il meccanismo è contrapporre la straordinarietà del NEXT GENERATION UE all’ordinarietà degli investimenti standard, come se le situazioni per le quali sono disegnati i due programmi di intervento fossero anche solo vagamente paragonabili. Il documento ha anche l’ardire di sostenere che si opera in coerenza con le linee guida di Next Generation EU, mentendo spudoratamente.

Il tiepido entusiasmo si è ormai eclissato, trasformandosi in una sgomenta forma di angustia. Cerco anche di ignorare il fatto che la stessa ripartizione ordinaria sia completamente scollata dalla realtà. Sarebbe troppo, in un sol colpo.

Non sono un complottista. Non voglio pensare ad una situazione deliberatamente orchestrata. L’unico modo che ho per spiegare questa pagina di orrori logici senza evocare regie interessate è la schizofrenia. Non ho altre risorse culturali per figurarmi il guazzabuglio. Se di schizofrenia si tratta, però, è certamente una schizofrenia conveniente per le zone tradizionalmente favorite dalle politiche economiche italiane. Guarda tu il caso, alle volte.

 

(13 maggio 2021)

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