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Ora vanno di moda le Sardine. Lo diciamo con tutto il rispetto per le sardine, che ne meritano tanto, e con il pochissimo rispetto che certi giornalacci che si pubblicano in questo paese, con tutti i Santoni che si portano dietro e che li animano a loro esclusivo uso e consumo, meritano.
Oggi sono sardinisti coloro che sono stati comunisti, berlusconisti, governisti, destristi, liberalisti, neocentristi, nonpiùberlusconisti, neoliberisti, antieuropeisti, europeisti, governisti, controgovernisti, leghisti, salvinisti, cheschifisti. Lo sono con tutto l’impeto che la loro idea di non avere nessuna idea e la coerenza di non avere nessuna coerenza impone loro. Loro stanno sulla notizia, soprattutto quando la notizia fa loro comodo. Se la notizia non è funzionale al loro interesse, a quello delle vendite del loro giornale e degli introiti pubblicitari, la notizia semplicemente non esiste. L’interesse verso un nuovo movimento popolare, nato dal basso e senza connotazione politica – un movimento che rifiuta l’odio che anche gli oggi sardinisti già tuttoisti in passato hanno contribuito a far diventare istituzione con i loro endorsement di dubbio gusto, di nessuna funzionalità, vergati a guisa di servitù e che oggi si accorgono che l’odio è cattivo – ha la stessa sincerità che spinge un’opportunista poveraccio ventenne a legarsi ad una ricchissima donna (o ad un ricchissimo uomo) abbondantemente oltre i 75 anni. Insomma non è certo amore.
Giullari di Stato, ecco cosa sono.
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E sono i signori che fanno opinione, sono quelli che vanno in tutte le trasmissioni televisive possibili, sono il gotha dell’informazione e dell’intrattenimento giornalistico, sono quelli che vanno dappertutto perché hanno qualcosa da dire su tutto e sanno che l’importante e fingere di dire qualcosa senza dir niente. Sono quelli che oggi le sardine e domani niente pesce. Perché lo sanno bene che il pesce puzza sempre dalla testa.
(22 novembre 2019)
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