Cosa si può dire più di quanto non abbia già detto questo autocelebrato ministro israeliano al quale sfugge quello che doveva essere un pensiero potente, se non è riuscito a non verbalizzarlo? La perdita di senno che accomuna i macellai di Hamas e la cieca e furente vendetta di Israele trova sfogo nell’incomprensibile e inaccettabile “Bomba nucleare su Gaza un’opzione” di Amichai Eliyahu, ministro israeliano per gli Affari e il Patrimonio di Gerusalemme, prontamente sospeso (non defenestrato, sospeso) da Netanyahu.
L’orribile frase scappa di bocca in una giornata tesa, ma importante dal punto di vista diplomatico, nella quale il segretario di Stato americano Antony Blinken incontrava a Ramallah il presidente dell’Autorità palestinese Abu Mazen con proposte che appaiono serie e praticabili subito dopo l’incontro con l’emiro del Qatar Al Thani, rilanciando la necessità di “pause umanitarie” nel conflitto. Naturalmente non si è esagerato con la buona volontà perché, secondo Blinken, un “cessate il fuoco ora lascerebbe Hamas in grado di riorganizzarsi e ripetere gli attacchi”.
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Netanyahu parla di responsabilità mentre Israele manifesta perché se ne vada e dice: “Non si prevede un cessate il fuoco”. Ma a morire sono i figli degli altri, non suo figlio riparato in Florida. Hanno perso il senno e non lo ritrovano mentre si accusano a vicenda di essere mostri.
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(5 novembre 2023)
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