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Il Titanic della Sanità Pubblica affonda tra tagli e salassi dalla sanità privata

di Alfredo Falletti

Tra promesse di miracoli e testimonianze di prodigi tali da trasformare il paese come nella famosa canzone di Lucio Dalla “L’anno che verrà”, grande performance sulla Sanità pubblica di quelli che avrebbero dovuto salvarla garantendo così il diritto alla salute al popolo che ha dato loro il mandato. Solo per professione di umiltà non hanno promesso resurrezioni diffuse e moltiplicazione di pani e pesci.

Quelli che sbandieravano maggiori fondi alla Sanità per ben quattro miliardi definendo ciò una delle priorità nella manovra di bilancio, si sono ritrovati con un governo Meloni, prontissimo a governare e a tagliar la testa ai saraceni come novello Orlando Furioso (Orlando confuso) che taglierà circa due miliardi di euro – altri due miliardi di euro – passando dagli attuali 134,7 miliardi di quest’anno ai 132,9 per il prossimo anno.

Così recita la Nota di aggiornamento al Def, approvata dal Consiglio dei Ministri.

A nulla servono i campanelli d’allarme di medici che fuggono dai pronto soccorso di tutta Italia né l’esodo di medici e infermieri professionisti, spesso di alta specializzazione e capacità che vanno all’estero. Analogamente nessun valore viene attribuito ai dati statistici che testimoniano l’abbandono di cure soprattutto da parte dei soggetti più fragili (oncologici, cardiaci, psichiatrici, ecc.) che non possono materialmente attendere visite, esami e controlli per troppi mesi e fino a oltre un anno o due e tanto meno sopportare le spese per ricorrere a prestazioni private e acquisto di medicine che fin troppo spesso costano in modo insostenibile. Se mai per uno sperticato esercizio di fantasia si ammettesse che sia comprensibile in “ultima ratio” il taglio di quattro miliardi alla Sanità così disastrata, sorge comunque spontaneo un quesito: le Olimpiadi invernali di Cortina e Milano avrebbero dovuto essere a “costo zero” per le casse dello Stato e proprio per questo sono state deliberate e invece con i costi siamo già a quasi cinque miliardi e certamente si sforeranno i sei per strutture in parte temporanee e altre utili in un limitatissimo territorio, ma pagate da tutti.

Ahi serva Italia di dolore ostello; eccetera. Eccetera.

 

 

(4 ottobre 2023)

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