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Covid a Bergamo, chiusa l’inchiesta sulla mancata zona rossa: indagati Conte, Speranza, Fontana e Gallera

di G.G.

Indagati il premier del tempo Giuseppe Conte insieme al ministro della Salute Roberto Speranza, al governatore della Lombardia Attilio Fontana e l’allora assessore al Welfare Giulio Gallera. Sono queste le prime notizie, fornite tra gli altri da Repubblica, che filtrano dalla chiusura delle indagini sulla pandemia, a tre anni dal primo caso, che nella sola Bergamo causò tremila morti nella primavera di quell’anno.

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Per quella bruttissima storia, con ipotesi di reato per epidemia colposa aggravata, sono stati iscritti nel registro degli indagati insieme ad una ventina di altri, l’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte, l’allora ministro della Sanità Roberto Speranza, l’ex assessore al welfare della Regione Lombardia Galleral’attuale e appena rieletto presidente della Regione Lombardia Fontana che giocherellava, ricorderete, con le mascherine.

Giuseppe Conte ha immediatamente dichiarato “Apprendo dalle agenzie di stampa notizie riguardanti l’inchiesta di Bergamo” anticipando ai media “la mia massima disponibilità e collaborazione con la magistratura. Sono tranquillo di fronte al Paese e ai cittadini italiani per aver operato con il massimo impegno e con pieno senso di responsabilità durante uno dei momenti più duri vissuti dalla nostra Repubblica”.

A tirare le fila dell’inchiesta, scrive ancora repubblica, il procuratore aggiunto di Bergamo Cristina Rota con i pm Silvia Marchina e Paolo Mandurino, sotto la super visione del procuratore Antonio Chiappani. Gli atti di notifica saranno consegnati alle parti nelle prossime ore. I reati ipotizzati sono: epidemia colposa aggravata, omicidio colposo plurimo, rifiuto di atti di ufficio per venti indagati all’interno di tre filoni d’indagine legati alla repentina chiusura e riapertura dell’ospedale di Alzano, alla mancata zona rossa in Val Seriana e all’assenza di piano pandemico aggiornato per contrastare il rischio pandemia lanciato dall’Oms.

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L’iscrizione nel registro degli indagati è un atto dovuto, va ricordato, e non è, fino a sentenza definitiva prova della colpevolezza di chi lo riceve.

 

(1 marzo 2023)

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