di Giovanna Di Rosa, #Lopinione
Chissà come faranno a vendere la granitica unità della destra estrema e caciarona se non troveranno la maniera di ricomporsi dopo essere tornati dal mercato a mani vuote e obbiettivi confusi. La questione Draghi sta mettendo a dura prova l’immobilismo propagandistico di una politica che non ha nulla da dire e, nel caso tutto vada come deve, messa in sicurezza dell’Italia inclusa, farà a pezzi anche il tessuto gravido di virus populista costituito dalla perenne instabilità italiana abilmente costruito dalla propaganda dell’estrema destra fratellitaliana e leghista.
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Meloni ha detto “no”, mica perché ce l’abbia con Draghi, ma deve superare Salvini a destra e nelle intenzioni di voto e l’opposizione le fa gioco; Berlusconi ha detto “Sì” perché se avrà tempo potrebbe ancora sperare di fare un salto al Quirinale passando dalla porta principale; Salvini e la Lega dicono “Ni” perché ci sono Salvini, Giorgetti e Zaia (la vera macchina da voti leghista) e ognuno ha la sua posizione.
Eccola la granitica unità della destra estrema ed istituzionale a giorni alterni che viene venduta su tutti i canali televisivi e sui giornali diretti dai civil servant messi lì all’uopo. Certo, come succede al M5S con Grillo, toccherà all’uomo di Arcore, ora Silvio da Nizza, tuonare dall’alto del suo essere sempre e comunque il Capo, finché avrà fiato. E rimettere al loro posto i monellacci. Tra i populisti inconcludenti e caciaroni a cui serve un capo che li bacchetti.
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(5 febbraio 2021)
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