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Ieri è stata giornata di giubilo per tutti coloro che cercano l’approvazione di Santa Romana Chiesa anche sulla posizione da assumere quando fanno l’amore, se lo fanno. Bergoglio ha infatti dichiarato che “le persone omosessuali hanno diritto ad una famiglia”. Bontà sua. Genuflessioni, percuotersi di petti, estasi e divin gaudio si sono così impossessate delle peccatrici anime del popolino che ha bisogno di sentirsi dire dall’alto cosa deve fare, un bisogno così radicato da far loro dimenticare che in Italia il faro è la Costituzione, che è laica, e non Bergoglio.
Ritenere straordinaria la dichiarazione del Capo di Stato d’Oltretevere significa vivere fuori dalla realtà ed aspettare dall’alto la benedizione delle proprie scelte; significa chiedere approvazione, non appropriarsi dei diritti che sono dovuti. E basterà un altro al posto di Bergoglio che dica il contrario di Bergoglio per risprofondare le anime peccatrici che cercano l’autorizzazione anche per trombare nell’onta e nella disperazione post-Bergoglio.
Vi piaccia o no, Bergoglio non ha detto niente di straordinario, ha detto solo ciò che doveva dire già da tempo, e prima di lui tutti gli altri. Le domande deve porsele chi continua a guardare ad una istituzione come quella d’Oltretevere come la depositaria di tutte le virtù morali e spirituali.
Ora insultateci.
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(22 ottobre 2020)
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