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Caro-libri, perché dobbiamo ricomprarli?

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di Massimo Mastruzzo
Massimo Mastruzzo
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Il prezzo è uguale. Il sacrificio no.
Ogni settembre tornano le liste, le nuove edizioni e centinaia di euro da spendere. Ma quanto sono davvero “nuovi” i nuovi libri? Abbiamo confrontato le edizioni, seguito il mercato dell’usato, letto l’indagine dell’Antitrust e guardato cosa accade nel resto d’Europa. Poi abbiamo incrociato il costo dei libri con i redditi delle regioni italiane. E il caro-scuola ha mostrato un’altra faccia. Le scuole riaprono le porte. Le famiglie italiane, intanto, riaprono i portafogli. Con la lista dei testi torna la stessa domanda: perché i libri costano così tanto? E soprattutto, perché un manuale utilizzato fino a giugno dal fratello maggiore può non andare più bene a settembre per quello minore? La risposta più diffusa è anche la più semplice: gli editori cambiano la copertina, assegnano un nuovo ISBN e costringono le famiglie a ricomprare il libro.
Abbiamo provato a verificare se sia davvero così.

La realtà è più complessa. E non necessariamente più rassicurante. Perché no, non cambiano soltanto la copertina. L’analisi di un campione di manuali appartenenti a otto discipline, dalla matematica al latino, dalla storia al diritto, porta innanzitutto a scartare una facile generalizzazione: le nuove edizioni esaminate contengono modifiche reali. Il problema emerge osservando che cosa cambia. Un manuale di diritto deve recepire nuove norme. Un testo di geografia deve aggiornare dati, economie, conflitti e migrazioni. La storia contemporanea non può ignorare ciò che è accaduto negli ultimi anni. Ma il latino non cambia. E nemmeno le equazioni di secondo grado. Nel passaggio tra l’edizione 2011 e quella del 2016 di LL – 50 lezioni di latino, Zanichelli dichiara circa il 30% di esercizi in più, nuovi approfondimenti lessicali e di civiltà e una diversa organizzazione degli argomenti. Alla domanda se uno studente possa utilizzare il volume del fratello, l’editore risponde di no: contenuti e numerazione delle pagine non coincidono.

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Sono modifiche reali. Ma non è cambiata la lingua latina: è cambiato soprattutto il modo di insegnarla. Il vecchio manuale può continuare a spiegare declinazioni, coniugazioni e sintassi, ma non è più intercambiabile con quello adottato dalla classe. Qualcosa di analogo emerge dalla matematica. Nel passaggio dalla terza edizione del 2021 alla quarta del 2026 di Matematica.azzurro, l’editore indica apparati didattici rinnovati, attività con Python, fogli di calcolo, geometria dinamica e intelligenza artificiale, mille nuovi esercizi sulle competenze, orientamento, educazione finanziaria e ulteriori materiali digitali. Innovazione didattica vera. Ma proprio per questo la domanda diventa interessante: per avere nuovi esercizi e nuovi strumenti è necessario sostituire l’intero manuale?

Il problema è arrivato anche all’attenzione dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM), che nel gennaio 2026 ha concluso un’indagine conoscitiva sull’editoria scolastica.

Il mercato dei libri nuovi vale circa 800 milioni di euro l’anno, quello dell’usato circa 150 milioni. I primi quattro gruppi editoriali — Mondadori, Zanichelli, Sanoma e La Scuola — detengono complessivamente oltre l’80% del mercato. L’analisi dell’Autorità mostra inoltre che novità e nuove edizioni hanno rappresentato mediamente una quota vicina al 10% dei cataloghi dei principali editori. Tradotto nel tempo, significa un ricambio stimato di quasi il 25% nell’arco di tre anni e superiore al 40% in cinque anni. L’Antitrust non sostiene che esista una generalizzata strategia di falsa innovazione editoriale. Individua però la necessità di una maggiore modularità, così da rendere più razionale la sostituzione delle sole parti che hanno davvero bisogno di essere aggiornate. Il nodo potrebbe essere proprio questo: evitare che l’innovazione produca automaticamente obsolescenza economica.

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L’Italia aveva già provato ad affrontare il problema della durata dei libri, introducendo vincoli pluriennali alle adozioni, con l’obiettivo di garantire ai manuali una durata sufficiente a favorirne anche il riutilizzo. Quei vincoli sono stati successivamente eliminati, in un contesto nel quale si confidava anche nella capacità della crescente digitalizzazione di contenere i costi. Ed eccoci nuovamente, anni dopo, a discutere di caro-libri. Il confronto europeo mostra che un libro non deve necessariamente essere comprato: le nuove edizioni esistono anche altrove. Quello che cambia è chi sostiene il costo e per quanto tempo viene utilizzato lo stesso libro.

In Portogallo il periodo ordinario di adozione di un manuale è di sei anni e, alla scadenza, lo stesso testo può essere nuovamente adottato se editore e autori decidono di mantenerlo disponibile. Agli studenti dell’istruzione obbligatoria vengono inoltre distribuiti voucher per ottenere gratuitamente i manuali attraverso il programma MEGA. A Madrid il programma ACCEDE funziona invece come una banca del libro. Nel 2026/27 raggiunge oltre 520 mila studenti con un investimento di 53 milioni di euro: i centri acquistano i volumi con il finanziamento pubblico, gli studenti li utilizzano e quelli riutilizzabili rientrano nel circuito scolastico. Anche altrove cambia il rapporto fra famiglia e manuale. Nei Paesi Bassi le scuole secondarie forniscono agli studenti la maggior parte dei libri di testo e dei materiali didattici. In Francia i manuali sono gratuiti fino alla classe di troisième, cioè fino alla conclusione del collège. In Baviera la Lernmittelfreiheit prevede che i costi dei libri scolastici, cartacei o digitali, nelle scuole pubbliche siano interamente sostenuti dal settore pubblico: i volumi restano di proprietà dell’ente e vengono prestati agli studenti.

Non esiste dunque un unico modello europeo. Esiste però un principio comune a molte di queste esperienze: il rapporto tra studente e libro non deve necessariamente coincidere con l’acquisto individuale di una copia nuova da parte della famiglia. Ed è qui che il caro-libri smette di essere soltanto una questione editoriale. Un manuale ha sostanzialmente lo stesso prezzo a Milano, Napoli, Palermo o Reggio Calabria. Le condizioni economiche dei territori nei quali viene acquistato, invece, sono profondamente diverse. Secondo Istat, nel 2024 il reddito disponibile delle famiglie consumatrici per abitante era di circa 28.200 euro in Lombardia. Scendeva a 17.400 euro in Sicilia, 17.200 in Campania e appena 16.800 euro in Calabria. La differenza sul prezzo di copertina? Nessuna. Ed è precisamente qui che un prezzo uguale comincia a produrre effetti diseguali.

Federconsumatori stima per il 2026 una spesa di 805,15 euro per libri di testo e quattro dizionari per uno studente che entra al primo anno della scuola secondaria di secondo grado. Se rapportiamo quella cifra al reddito disponibile pro capite dei diversi territori — non come misura del reddito della singola famiglia, ma come indicatore della diversa capacità economica regionale — la distanza emerge immediatamente. Gli 805 euro equivalgono a circa il 2,86% del reddito disponibile pro capite lombardo. In Calabria arrivano al 4,79%, in Campania al 4,68% e in Sicilia al 4,63%. Lo stesso carrello scolastico ha quindi un’incidenza relativa in Calabria circa il 68% superiore rispetto alla Lombardia. Non perché il libraio di Reggio Calabria faccia pagare il libro più caro. Esattamente per il motivo opposto. Perché costa uguale.

Rapportata alla diversa capacità economica dei due territori, una spesa di 805 euro in Calabria corrisponde, in termini relativi, a circa 1.350 euro in Lombardia. È questa la parte del caro-libri che non compare sullo scontrino.

Per il Movimento Equità Territoriale questo è il punto centrale. La scuola è nazionale. I programmi sono nazionali. Il prezzo dei libri non cambia attraversando il Paese. I redditi sì. Ma la risposta non può essere immaginare un prezzo del libro per il Nord e uno per il Sud, né trasformare una disuguaglianza strutturale nell’ennesimo meccanismo compensativo. La questione è più radicale. Se una spesa necessaria per esercitare un diritto pesa in modo tanto diverso sui territori, bisogna interrogarsi sul meccanismo che continua a scaricarla sulle famiglie. Ed è qui che il confronto europeo acquista significato. Prestare un libro anziché obbligare a comprarne una nuova copia, prolungarne la vita utile o aggiornare separatamente le parti che realmente invecchiano non sono misure per il Mezzogiorno. Sono misure che riducono il costo dell’istruzione per tutte le famiglie italiane. Ma proprio perché valgono per tutti, riducono maggiormente il peso là dove quel peso è oggi maggiore. Non è assistenzialismo. È intervenire sulla causa della disuguaglianza invece di limitarsi a compensarne gli effetti.

Nessuno può seriamente sostenere che i libri scolastici non debbano cambiare. Un manuale di diritto deve aggiornarsi. Uno di geografia deve raccontare il mondo presente. Anche matematica e latino possono essere insegnati meglio attraverso nuovi esercizi, tecnologie e metodologie. La domanda è se ogni innovazione debba necessariamente costringere a ricomprare l’intero libro. L’esperienza europea mostra che si può ridurre il costo privato senza impedire l’innovazione editoriale e didattica, facendo durare di più ciò che può durare e aggiornando ciò che deve realmente cambiare. Forse è da qui che dovrebbe ripartire la discussione italiana. Non da un nuovo bonus destinato a rincorrere ogni settembre il costo dei libri, ma da un sistema che riduca strutturalmente la necessità di ricomprarli.

Perché il punto non è stabilire chi debba essere aiutato a comprare più libri. È capire perché tante famiglie debbano continuare a ricomprarli. Le scuole stanno riaprendo. I portafogli delle famiglie anche. Prima di domandarci ancora una volta quanto costano i libri, forse dovremmo finalmente chiederci a chi costano di più.

Fonti essenziali: Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, Indagine conoscitiva sull’editoria scolastica, gennaio 2026; Istat, Conti economici territoriali 2022-2024; Federconsumatori, Costi della scuola 2026, agosto 2026; Direção-Geral da Educação e programma MEGA, Portogallo; Comunidad de Madrid, programma ACCEDE 2026/27; Ministère de l’Éducation nationale francese; Bayerisches Staatsministerium für Unterricht und Kultus; Government of the Netherlands; Zanichelli, schede comparative ufficiali di LL – 50 lezioni di latino e Matematica.azzurro.

 

*Direttivo nazionale MET
Movimento Equità Territoriale

 

 

(4 settembre 2026)

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