di Massimo Mastruzzo

Una riunione tra amministratori locali, nata per coordinare un progetto importante per il territorio, si è trasformata nell’ennesima occasione per denunciare una disparità che continua a colpire i comuni del Mezzogiorno. Il sindaco di Aci Bonaccorsi ha raccontato sui social quanto emerso durante un incontro con i comuni di Aci Sant’Antonio, Ragalna e Valverde, riuniti per gestire un bando nazionale da 250 mila euro destinato alla fornitura di arredi per nuovi asili nido. Fin qui, nulla di anomalo. Ma è leggendo le modalità del bando che emerge, secondo il primo cittadino, una discriminazione istituzionale difficile da accettare.
Nel documento nazionale, infatti, il Paese viene suddiviso in tre aree: “più sviluppata”, “in transizione” e “meno sviluppata”. Una classificazione che richiama criteri economici europei, ma che nella pratica — denuncia il sindaco — produce conseguenze concrete e penalizzanti per i comuni del Sud.
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Mentre i piccoli comuni del Nord possono partecipare autonomamente alle procedure di acquisto, quelli del Mezzogiorno sono obbligati ad associarsi tra loro per indire un’unica gara d’appalto. Una scelta che deriva dall’applicazione di procedure considerate più rigide e trasparenti per importi sopra soglia.
Il messaggio implicito, secondo gli amministratori coinvolti, è chiaro e profondamente offensivo: al Sud servirebbero controlli più stringenti perché esisterebbe un maggiore rischio di irregolarità o di gare truccate.
“Presunti disonesti per posizione geografica”
È proprio questo il punto che il sindaco contesta con forza.
L’idea che l’onestà amministrativa possa essere valutata in base alla collocazione geografica di un comune viene definita “aberrante” e incompatibile con il principio di uguaglianza tra territori e cittadini.
La denuncia non nega l’esistenza di fenomeni corruttivi nel Paese, ma evidenzia come questi non siano certo esclusiva del Sud Italia. Attribuire automaticamente maggiore affidabilità ai territori del Nord e maggiore sospetto a quelli meridionali rischia di trasformarsi in una vera e propria discriminazione istituzionale.
La vicenda riapre un tema spesso sottovalutato: quello delle differenze burocratiche e amministrative che gravano sugli enti locali meridionali. Secondo molti amministratori, procedure più complesse, maggiori vincoli e controlli preventivi finiscono per rallentare opere e servizi proprio nei territori che avrebbero invece bisogno di maggiore rapidità ed efficienza.
Nel caso specifico, i comuni coinvolti sono stati costretti a coordinarsi in forma associata per poter accedere ai fondi destinati agli asili nido, affrontando inevitabili rallentamenti organizzativi e amministrativi che altrove non sarebbero stati richiesti.
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Il post del sindaco ha acceso il dibattito sui social perché tocca un nervo scoperto del rapporto tra Stato centrale e Mezzogiorno: il sospetto che esistano ancora oggi cittadini e amministrazioni considerate “meno affidabili” per definizione.
Una percezione che alimenta sfiducia nelle istituzioni e che rischia di allargare ulteriormente il divario tra Nord e Sud, non soltanto sul piano economico ma anche su quello della dignità istituzionale. E mentre i comuni cercano di collaborare per offrire servizi migliori ai cittadini e investire sull’infanzia, resta l’amarezza di sentirsi trattati non come amministrazioni da sostenere, ma come realtà da sorvegliare.
*Direttivo Nazionale MET
Movimento Equità Territoriale
(11 maggio 2026)
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