di Massimo Mastruzzo*
Nei giorni scorsi, su diversi quotidiani online, abbiamo denunciato come negli ospedali di Vibo Valentia e Tropea la sanità pubblica sia stata progressivamente smantellata, trasformando la migrazione sanitaria in un obbligo e il diritto alla salute in una lotteria territoriale.
Oggi quella denuncia trova una drammatica conferma a Serra San Bruno, dove cittadini e comitati civici sono scesi in piazza davanti all’ospedale per gridare una verità semplice e inaccettabile: non si può morire per la mancanza di servizi.
Non siamo di fronte a un nuovo caso isolato, ma all’ennesimo tassello di un problema che in Calabria si sta espandendo a macchia d’olio, colpendo presidi ospedalieri costieri e aree interne con la stessa logica: riduzione dei servizi, carenza cronica di personale, precarietà delle cure.
Un modello che nega l’articolo 32 della Costituzione
Serra San Bruno si aggiunge a Tropea e Vibo Valentia in una mappa sempre più estesa di territori dove l’articolo 32 della Costituzione viene sistematicamente svuotato di significato.
La sanità commissariata, anziché garantire equità, ha prodotto disuguaglianze profonde: curarsi nel proprio territorio non è più garantito, soprattutto per chi vive lontano dai grandi centri urbani.
Quando reparti salvavita diventano instabili, quando un ospedale sopravvive senza personale sufficiente, quando i cittadini sono costretti a spostarsi per cure essenziali, non si parla più di inefficienza, ma di sottrazione di diritti costituzionali.
Come Movimento Equità Territoriale denunciamo da tempo questa deriva.
Lo abbiamo fatto a Vibo Valentia e Tropea, lo ribadiamo oggi per Serra San Bruno, e continueremo a farlo in ogni territorio calabrese colpito da questo modello sanitario ingiusto. La sanità pubblica non può essere governata con logiche contabili, né piegata a un sistema che favorisce la privatizzazione e scarica i costi sulle famiglie. La mobilità sanitaria, che drena risorse e diritti, è il sintomo più evidente di un fallimento politico che colpisce sempre gli stessi territori.
Senza cittadini non c’è tutela dei diritti
Un elemento comune a tutte queste vicende è la partecipazione attiva della cittadinanza. Le proteste davanti agli ospedali, gli esposti, le denunce pubbliche, l’impegno dei comitati civici e degli amministratori locali dimostrano che la difesa dei diritti costituzionali non può essere delegata.
Quando i cittadini, come Daniela Primerano, scendono in piazza per difendere un ospedale, non difendono una struttura: difendono il principio di uguaglianza sancito dalla Costituzione.
Una battaglia che riguarda l’intera Calabria
Se non si interviene ora, la situazione di Serra San Bruno diventerà la norma e non l’eccezione.
La sottrazione del diritto alla salute non si fermerà ai confini di una provincia o di un presidio ospedaliero: continuerà ad avanzare, lasciando indietro i territori più fragili. Per questo la battaglia per la sanità pubblica è una battaglia di civiltà.
E per questo il Movimento Equità Territoriale continuerà a denunciare, proporre e sostenere ogni iniziativa che metta al centro il diritto dei cittadini a curarsi nella propria terra.
*Direttivo Nazionale MET
Movimento Equità Territoriale
(30 dicembre 2025)
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