Il Sindaco già candidato con Fratelli d’Italia in Calabria e la spartizione di appalti, affari e clientele sulla pelle dei migranti. Giorgia Meloni gridi qualcosa…

di Daniele Santi #Politica twitter@gaiaitaliacom #Migranti

 

Sgomitava il Sindaco di Varapodio e candidato non eletto al Consiglio regionale per Fratelli d’Italia per riuscire ad entrare all’assemblea regionale, ma non c’è riuscito. Ma è ugualmente salito agli onori della cronaca per una questione di indagini dei magistrati della procura di Palmi, che lo accusano di abuso d’ufficio, frode nelle pubbliche forniture, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, truffa ai danni dello Stato e peculato. Lo scrive Repubblica.

Mentre Giorgia Meloni tace e tace da giorni, avrà mal di gola, apprendiamo che le indagini a cui il Sindaco Orlando Fazzolari, sindaco di Varapodio e candidato non eletto al Consiglio regionale per Fratelli d’Italia, è indagato insieme al gestore della cooperativa cui era stato affidato il centro migranti di Varapodio, due titolari di imprese di abbigliamento e due funzionari della Prefettura di Reggio Calabria.

Secondo Repubblica:

Fazzolari sarebbe stato il vero gestore del centro, formalmente affidato ad una cooperativa, e lo avrebbe usato come se fosse una cosa sua. Servizi e forniture affidati a ditte amiche, assunzioni pilotate di consiglieri comunali e della moglie di uno di loro, con tanto di improvvisi e ingiustificati aumenti di stipendio per sanare le tensioni politiche che hanno rischiato di far saltare la maggioranza in Consiglio comunale.  
Manovre spregiudicate e totalmente illecite, che il sindaco avrebbe occultato firmando una serie di autocertificazioni, totalmente fasulle, con cui attestava di non avere alcun conflitto di interesse. In realtà – affermano i magistrati – quel centro almeno per due anni gli è servito per distribuire appalti e favori anche alle spalle del Consiglio comunale. Era il sindaco, in qualità di responsabile amministrativo dell’Ente – si legge nelle carte dell’inchiesta – ad affidare in via diretta e senza gara servizi e forniture a ditte amiche e sempre lui – lo accusano i magistrati – ha ordinato l’assunzione di una serie di lavoratori, per altro assolutamente sprovvisti di qualifiche e competenze per le mansioni richieste al centro. Lo stipendio lo anticipava la cooperativa, poi rimborsata dal Comune grazie ai generosi affidamenti assegnati dalla Prefettura…

La questione rischia di esplodere come una bomba anche dentro il partito della Le Pen della Garbatella. Vestiti, scarpe e attrezzatura sportiva venivano acquistati presso negozi di amici del sindaco, ma la merce finiva ai migranti solo in parte. Ne beneficiava soprattutto il figlio di Fazzolari, e i titolari dei due negozi di abbigliamento che con Fazzolari stabilivano gli importi da liquidare anche prima di aver effettivamente fatturato le vendite. Un accordo fraudolento che consentiva un pagamento maggiorato della merce fornita rispetto a quanto precedentemente stabilito, secondo le specifiche indicazioni dello stesso sindaco. E la sovrafatturazione non era un’eccezione, ma un metodo.  Continua Repubblica informando che, secondo l’accusa, anche la cooperativa gonfiava sistematicamente le spese. Solo attestando compensi superiori a quelli realmente elargiti ai collaboratori, dal settembre 2016 al marzo 2018 per gli investigatori avrebbe incassato almeno 20mila euro in più. Per di più, non tutti quelli che ci lavoravano erano assunti regolarmente. E i funzionari della Prefettura – sostengono i magistrati di Palmi – non potevano non accorgersene.

Potete leggere l’articolo completo qui; nel frattempo toccherà riflettere sull’ennesimo scandalo, uno dopo l’altro, senza soluzione di continuità, che vede coinvolto uno dei politici presenti nelle fila di uno dei due partiti di estrema destra – l’altro è la Lega di Salvini – che trattano la cosa pubblica come questioni private e vendono affidabilità, onestà e patriottismo come allucinogeni per gli ingenui.

E’ molto triste, politicamente parlando, che un paese come il nostro – anche a causa della cecità di troppi elettori – si affidi a trafficoni ed urlatori impreparati, in politica  da una trentina d’anni e che hanno rivestito cariche di governo in maggioranze che hanno approvato le leggi contro le quali ora si scagliano, come se non fossero stati lì – vedi il trattato di Dublino del 2008. Se questi signori fanno ciò che vogliono della cosa pubblica, vedi la faccenda disgustosa dei bonus elargiti a chi non ne aveva bisogno è anche perché non si sentono bcontrollati dagli elettorib che votano con la pancia e con lo spirito del “siccome sono tutti uguali, voto chi mi sembra meno peggio”. Non esiste il meno peggionon sono tutti uguali. Per fortuna.

 

(12 agosto 2020)

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